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Lo Judrio campo di battaglia. Bimba trova un’altra bomba

L’ordigno si trova a pochi metri da quello rinvenuto domenica a San Quirino. Avvistata sulla sponda del corso d’acqua dalla piccola che ha dato l’allarme

CORMONS Lo Judrio continua a restituire ordigni bellici. Dopo il ritrovamento, avvenuto domenica su un isolotto del corso d’acqua non lontano dalla chiesa di San Quirino di una bomba ad ananas risalente alla Grande Guerra, nel pomeriggio di giovedì una bambina ha notato non lontano da lì un oggetto scuro emergere dalla sponda udinese del fiume. Immediatamente si è capito che si trattava di un ordigno: sono stati allertati quindi i carabinieri della stazione di Cividale, competenti per quel che riguarda l’area. Una volta sul posto gli uomini dell’Arma hanno prontamente delimitato il sito.

Non è stato comunicato se la bomba, di piccole dimensioni, ritrovata giovedì fosse risalente anch’essa al periodo della Prima Guerra Mondiale: ma è probabile, dal momento che le ostilità hanno riguardato questi luoghi in quel lasso di tempo.


La curiosità è che, nonostante la differente giurisdizione (a mettere in sicurezza il punto del ritrovamento, qualche giorno fa erano stati i colleghi della stazione di Cormons), tra la bomba scoperta domenica e quella rinvenuta ieri ci sono solo pochi metri di distanza. Non è stato al momento ancora attivato il Genio militare per rimuoverle e farle brillare in luoghi maggiormente sicuri e lontani da aree abitate. Questi due episodi, sommati a quello di una decina di giorni fa quando, nella zona di Plessiva, era stato rinvenuto un terzo ordigno, evidenziano come il territorio cormonese e più in particolare lo Judrio conservino delle consistenti tracce di storia più o meno recente.

Il corso d’acqua, poi, è un esempio di come queste zone siano da sempre terre di frontiera: se oggi, a causa della poca acqua presente, lo Judrio rappresenta un luogo apprezzato per le passeggiate, per decenni è stato linea di divisione naturale tra Stati. Nasce sul monte Colovrat in Slovenia e confluisce in Italia nel Torre: in mezzo, come detto, ha fatto tra spartiacque dal 1866 al 1918 tra Italia e Austria-Ungheria, mentre dal 1927 al 1947 tracciava, come oggi, il confine tra le province di Udine e Gorizia, e dal 1947 al 1991 l’alta valle separava Italia e Jugoslavia. A pochi metri dallo Judrio, poi, la storia fece capolino anche molto prima: nel 1202 infatti nella già citata chiesa di San Quirino venne firmata la storica pace tra Mainardo, conte di Gorizia, e Pellegrino II, patriarca di Aquileia.

Ma le vicende storiche più importanti probabilmente sono quelle vissute proprio durante i primi anni del Novecento e che sono alla base dei ritrovamenti bellici di questi giorni: lo Judrio è stato testimone dei primi colpi di fucile sparati su questo fronte nel corso della Prima guerra mondiale. L’episodio è quello che avvenne nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1915 sull’allora ponte (situato all’altezza di quella che fu la dogana e che oggi non c’è più) che collegava l’italiana Visinale all’austroungarica Brazzano. Due finanzieri di parte regia aprirono il fuoco contro alcuni guastatori austriaci intenzionati a minare lo stesso ponte per impedire il passaggio alle truppe italiane. Non ci furono feriti e la scaramuccia si risolse in pochi istanti, ma la mattina successiva gli italiani oltrepassando la frontiera ormai abbandonata dalle truppe imperiali trovarono sull’altra sponda dei carichi di dinamite, a testimonianza delle intenzioni austriache. –

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