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Sette morti sospette per coronavirus all’Itis di Trieste: partita la “maratona” delle autopsie

Disposti dalla Procura 4 giorni di esami. Reso noto l’esito dei blitz dei Nas di aprile: non a norma 44 ospizi condominiali

TRIESTE Quattro giorni di autopsie per fare luce su sette morti. Sono iniziati ieri mattina gli esami autoptici sui corpi dei sette anziani deceduti all’Itis di Trieste su cui la Procura nelle scorse settimane ha aperto un’indagine per omicidio colposo. Sotto accusa sono finiti i vertici della casa di risposo di via Pascoli: il presidente Aldo Pahor e il direttore generale Fabio Bonetta, entrambi difesi dall’avvocato Giovanni Borgna. Per quelle sette persone si sospetta una morte causata dall’infezione del Sars-CoV-2: gli inquirenti puntano ad accertare l’eventuale positività, il periodo del contagio e se il virus può aver determinato (o anticipato) il decesso.

Andrà quindi chiarito se ci sono effettive responsabilità da parte dei vertici dell’istituto: in buona sostanza come l’Itis ha gestito l’emergenza sanitaria e come ha tutelato gli ospiti della struttura. Il pm Federica Riolino, il magistrato titolare dell’inchiesta, ha incaricato per le autopsie un pool di quattro medici legali: gli anatomopatologi Fulvio Costantinides, Stefano Pizzolitto, Carlo Moreschi e Stefano d’Errico. L’avvocato Borgna, dal canto suo, ha nominato come consulente il medico legale Paolo Peruzzo.

Gli accertamenti vengono eseguiti nella sala autoptica dell’ospedale di Udine, ritenuta più adatta per i casi Covid, vista la necessità di intervenire nel rispetto delle misure di sicurezza anti-contagio. Gli esami, cominciati ieri, si protrarranno fino a sabato 30. Ci vorranno poi 90 giorni per conoscere l’esito. «Attendiamo gli sviluppi dell’attività svolta dai consulenti al fine di verificare quelle che potranno essere le loro conclusioni», afferma l’avvocato Mario Conestabo, il legale che aveva presentato un esposto per conto dei parenti di un ottantenne triestino spirato nelle scorse settimane all’Itis.

L’anziano, risultato positivo al Sars-CoV-2, era ospite della “Stella Alpina”, la residenza dell’Itis in cui si era verificato il primo contagio. Intanto il ministero della Salute ha reso noto il bilancio finale delle ispezioni eseguite dai Nas di Udine e dell’Asugi nel momento del picco dell’emergenza - da metà aprile ai primi di maggio - nelle case di riposo “condominiali” triestine, cioè quelle strutture - spesso appartamenti - che si trovano all’interno di palazzi in cui vivono anche altri inquilini.

I Carabinieri, coordinati dal capitano Fabio Gentilini, hanno riscontrato criticità in tutte le 44 residenze assistenziali del capoluogo: rispetto alle direttive nazionali e regionali anti-Covid sono state rilevate carenze organizzative, strutturali e igieniche «tali da non permettere un’adeguata protezione agli ospiti e ai dipendenti - scrive il ministero - e il rispetto dei vari protocolli fin qui emanati per l’emergenza».

Molte case di riposo non avevano stanze riservate all’isolamento dei pazienti infetti, né aree ad hoc per i percorsi “sporco-pulito”, vale a dire quelle zone in cui gli operatori possono togliersi gli abiti utilizzati all’esterno e indossare i dispositivi di protezione per poter assistere gli anziani. E viceversa. Si tratta di procedure specifiche anti-contagio. Inoltre è stata spesso evidenziata la mancanza di un numero sufficiente di addetti da dedicare esclusivamente agli anziani positivi. Le strutture insomma sono apparse non idonee a gestire gli infetti tanto da rendere necessario il trasferimento dei pazienti positivi. Di lì, come noto, la scelta dell’Asugi di trasferire i contagiati in strutture filtro: ospedale Maggiore, Salus e Sanatorio Triestino. Le ultime due strutture hanno iniziato in seguito ad essere svuotate per consentire la ripresa dell’attività ambulatoriale e chirurgica sospesa in questi tre mesi di pandemia. —

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