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Monfalconese ricco di piste ciclabili, ma è fuori dal bonus bici: la rabbia dei venditori

L’agevolazione governativa vale solo per i residenti nelle città capoluogo. Pocar: «Cittadini di serie A e di serie B». Il sindaco: «Scorretto nei confronti dei Comuni minori» 

MONFALCONE Bonus bici ma non per tutti, il Monfalconese è tra gli esclusi. Il Decreto Rilancio, fra le tante agevolazioni, dà l’opportunità ai cittadini di utilizzare un buono mobilità per comprare biciclette, anche a pedalata assistita, monopattini e altri dispositivi simili. Il bonus copre il 60% della spesa sull’acquisto fino a un valore massimo di 500 euro.

Bonus mobilità: che cos'è e come funziona



Un incentivo dunque per ridurre l’inquinamento, inducendo le persone ad abbandonare la propria autovettura, e per evitare gli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblici ai tempi del Covid-19. Ma quali sono i requisiti di accesso? Essere residenti in una città con almeno 50 mila abitanti o in un capoluogo di provincia.

Ecco dunque che città più piccole, come Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano e i comuni ancora minori che costituiscono non solo buona parte del Friuli Venezia Giulia ma dell’Italia stessa, sono state escluse da questa grande opportunità. Un’occasione che sarebbe stata ben accolta dagli abitanti di piccoli centri che di solito sono più portati a spostarsi in bicicletta.



«I requisiti per usufruire del bonus bici sono discriminanti – afferma il sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint –. Non vedo perché il residente triestino debba avere più agevolazioni di quello monfalconese. Non è corretto inoltre nei confronti dei commercianti dei centri più piccoli che con il bonus potevano avere l’opportunità di vendere più bici. Infine sono soldi pubblici, quindi tutti gli italiani dovranno pagare le tasse per coprire questo buono di cui alla fine non tutti potranno usufruirne».

Le belle giornate e la possibilità di muoversi di nuovo dopo il lungo lockdown hanno indotto molti monfalconesi a far aggiustare la propria bici o a comprarne una nuova. Per quanto gli affari del negozio Cicli Granzon di Luca Granzon stiano andando bene, sia per quel che riguarda la riparazione che l’acquisto di una nuova bicicletta, anche il proprietario reputa la scelta del Governo discriminante.

«Il bonus bici è una bella iniziativa da replicare e allargare a più comuni – spiega Granzon –. Abbassando la somma del buono si potrebbe dare la possibilità a più persone di usufruirne». Della stessa opinione è anche Gianluca Pocar del negozio inBici di Ronchi dei Legionari. «È un’iniziativa fatta per agevolare solo certe zone – replica Pocar – come se esistessero i cittadini di serie A e quelli di serie B. La gente è arrabbiata, viene in negozio a chiedermi del buono che non può essere utilizzato in quasi tutto il Friuli Venezia Giulia. Cerco allora di applicare sconti a chi non può usufruirne». Gli esercenti possono comunque rilasciare la fattura a chi abita in un capoluogo di provincia. Sarà poi il cliente a dover inserire i dati su un’applicazione web del Ministero dell’Ambiente per richiedere il rimborso.

Il negozio Cicli Moto K&G a Ronchi ha riscontrato invece negli ultimi anni un calo delle vendite dovute anche alla concorrenza dei supermercati. «Abbiamo più richieste di riparazione che di vendita di biciclette – spiega Antonella, la moglie del titolare Demetrio Artuso –. Anche chi di solito non se lo può permettere avrebbe potuto comprare con il buono una bici di qualità, ma le piccole città sono state discriminate».

Anche a Staranzano Roberto Bolzan ha già informato i cittadini che nel suo negozio non potranno usufruire del bonus. «Il mio negozio si occupa di riparazioni e vende solo biciclette per girare in città – spiega Bolzan –, ma il bonus avrebbe agevolato soprattutto l’acquisto di biciclette elettriche che costano migliaia di euro». —

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