Trieste, lo stagno di Banne avvelenato da olio e rifiuti decomposti

I risultati delle analisi dell’Arpa confermano che la morte di girini, tritoni, lumache e insetti è stata causata dallo sversamento di residui di frittura e materiale per il compostaggio 

TRIESTE Lo stagno di Banne, “Stari kal”, è stato avvelenato perché utilizzato come una discarica. Le analisi dell’Arpa hanno sciolto ogni dubbio sulla disdicevole vicenda che circa due settimane fa ha coinvolto il piccolo ma rigoglioso specchio d’acqua situato in via di Basovizza, a pochi passi dalla scuola elementare “Julius Kugy”.



I girini, le lumache di stagno, i tritoni crestati e punteggiati e tutti gli insetti (soprattutto api) trovati privi di vita all’interno delle acque dello stagno di Banne sono morti per anossia, ossia per mancanza di ossigeno, un fenomeno dovuto all’improvvido sversamento di materiale organico vegetale, che una volta andato in decomposizione, ha causato la morte di centinaia di animali. Nell’acqua erano stati infatti trovati diversi resti di melanzane e ciliegie, elementi naturali che non hanno nulla a che vedere con l’ambiente attorno allo stagno.

«Vogliamo consolarci con il fatto che non c’è qualcuno che volontariamente va ad avvelenare gli stagni? Possiamo farlo, sì, ma resta il fatto che c’è qualche “sciocco”, che ha ben pensato di svuotare il proprio bidone del compostaggio pieno di residui organici che assieme a qualche probabile residuo di olio di frittura ha provocato l’avvelenamento dello stagno di Banne», racconta Nicola Bressi, zoologo del Museo di Storia naturale di Trieste, tra i primi, assieme ai Tutori stagni, ad effettuare un sopralluogo domenica 10 maggio, il giorno in cui la Stazione forestale di Trieste, guidata dall’ispettore Lucio Ulian, decise di recintare per precauzione l’area.


Una volta ottenuto il responso da parte dell’Arpa, la Forestale ha provveduto ieri mattina a versare 27 metri cubi di acqua nello stagno e togliere il divieto di accesso.



Negli ultimi giorni la situazione del piccolo bacino lacustre carsolino è parsa migliorata. «Quanto accaduto ha sicuramente compromesso quasi ogni forma di vita dello stagno. La speranza è che qualche tritone si sia salvato perché in quei giorni non presente in acqua. Il danno quindi c’è stato, ed un nuovo ecosistema dovrà riformarsi. Il Museo di Storia naturale di Trieste sicuramente vigilerà sul processo di rinaturazione con nuove piante e zooplancton», spiega Bressi.



Lo stagno artificiale, risalente al Medioevo, uno dei più antichi del Carso, è curato dalla Comunella di Banne presieduta da Neva Hussu. «Quanto accaduto spero possa insegnare che non solo lo Stari kal, ma tutta la natura va rispettata. Questo specchio d’acqua è da sempre uno dei punti di riferimento per i nostri paesani oltre che per gli studenti delle scuole di Banne. Uno stagno che speriamo possa presto tornare a pulsare di vita». —


 

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