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Croazia, arriva la app salva-turisti: pronta l’intesa con quattro Paesi

Transiti veloci da Budapest, Praga, Bratislava e Vienna. Lubiana: altri sconfinamenti da parte di italiani

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Il valico di Dragogna in una foto di archivio 

LUBIANA L’Unione europea assomiglia sempre più solo a una definizione vuota, magari con significati relativi a valori quali democrazia e libertà, non certo come realtà politico-istituzionale se addirittura il Paese che ne detiene la presidenza di turno, ossia la Croazia, si permette il lusso di smentire nei fatti e senza alcun ritegno le decisioni prese dai ministri degli Esteri dei Ventisette in tema di Fase 3 post pandemia da Covid-19. Al summit era stato deciso, con grande pressione da parte del responsabile della Farnesina Luigi Di Maio, che la riapertura dei confini, che di fatto sancirà l’avvio della stagione turistica, avverrà all’interno di un sistema decisionale comune all’Ue. «Niente corridoi turistici» è stato ribadito con molta chiarezza, o accordi bilaterali.

Detto e non fatto. Zagabria, ben spalleggiata da Vienna, Bratislava, Praga e Budapest ha proseguito sulla strada che aveva intrapreso ancor prima del summit dei capi delle diplomazie europee costruendo di fatto il tracciato di un corridoio turistico che dall’Europa centrale conduce fino alle coste adriatiche della Croazia. Anche perché il turismo, in Croazia, è l’industria più importante del Paese capace di fatturare più di 14 miliardi di euro a stagione e costituire così il 20% del Pil.

La prima abile mossa è stata quella di aprire il confine con la Slovenia permettendo così il primo flusso di turisti verso Istria, Quarnero e Dalmazia a chi, cittadino sloveno, aveva una seconda casa oppure un natante parcheggiato in uno dei numerosi marina, ma anche al turista sloveno in grado di dimostrare al confine la conferma di una prenotazione alberghiera e che si impegnava per una settimana a misurarsi la febbre e a contattare i numeri telefonici di emergenza nel caso questa avesse superato i 37,5 gradi celsius. Un sistema che permette così alla polizia croata di tracciare qualsiasi ingresso straniero nel Paese, ma allo stesso tempo molto macchinoso per il flusso dei turisti e foriero di interminabili code al confine sloveno-croato.

Ma nulla è riuscito a fermare l’intraprendente ministro del Turismo croato, il lussignano Juri Cappelli che per facilitare e dare al tutto una qualifica 4.0, ha fatto predisporre delle applicazioni per smartphone e tablet valide in Slovenia, Ungheria, Cechia, Slovacchia, Austria - ma si prevede anche Germania e Polonia - che permettono di annunciare il proprio arrivo in Croazia indicando i dati richiesti dalla polizia di frontiera e dal ministero della Salute. Il tutto costituirà un vero e proprio “passaporto telematico del turista” che permetterà di transitare al confine senza attese estenuanti. E così il «corridoio turistico» è bello e servito. Senza dimenticare i voli charter, già pronti, dagli stessi Paesi per Pola, Spalato e Ragusa.

Sul fronte, o meglio sulla frontiera tra Slovenia e Italia ancora chiusa, almeno fino al 3 giugno, non si è interrotto, almeno ieri, il flusso degli italiani che - chi a piedi, chi correndo, chi in mountain bike - hanno sconfinato illegalmente in Slovenia lungo i numerosi valichi minori o agricoli anche questi rigorosamente chiusi. «Nella zona incontriamo principalmente escursionisti, corridori e ciclisti che attraversano illegalmente il confine di stato dalla parte italiana. Se qualcuno li ferma, di solito avanzano la scusa che non erano a conoscenza del divieto», ha dichiarato Robert Kastelič, comandante della Protezione civile di Erpelle-Cosina. Nessun mitra spianato comunque da parte di poliziotti sloveni, l’azione dissuasoria è stata svolta dai civili che hanno spiegato lo stato dei fatti. —

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