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Tensioni a destra sul 12 giugno: e la giunta di Trieste rinvia la delibera

Forzisti e FdI non gradiscono le anticipazioni della Lega e stoppano il testo: «Lo arricchiremo». L’opposizione: «Una distrazione dai problemi reali»

TRIESTE La giunta ha rinviato alla prossima settimana la delibera che renderà «solenne festività» cittadina il 12 giugno, data in cui le truppe jugoslave lasciarono Trieste nel ’45: ufficialmente lo scopo è «arricchirne i contenuti», ma di fatto lo stop nasconde il fastidio di Forza Italia e Fratelli d’Italia per il balzo in avanti con cui il vicesindaco leghista Paolo Polidori ha annunciato una delibera di cui tutta la maggioranza vuole la paternità. Nel frattempo arrivano le critiche dell’opposizione nei confronti dell’iniziativa.



Il testo dicevamo, si è incastrato ieri mattina in giunta. Il resto della maggioranza, in particolare Forza Italia e Fratelli d’Italia, non ha apprezzato le anticipazioni di Polidori sul contenuto di una delibera che fa capo al sindaco Roberto Dipiazza. Il numero due della giunta aveva spiegato il suo esordio dicendo che l’iniziativa era partita dalla Lega e che nell’accordo con cui si è deciso di renderla comune a tutto il centrodestra era incluso il via libera al Carroccio per un primo annuncio. Il resto della maggioranza pare però non esser stato a conoscenza di questo aspetto dell’accordo: forzisti ed FdI han preso l’uscita di Polidori come un sorpasso su un tema a loro caro.

Se Fratelli d’Italia si richiama esplicitamente all’eredità missina, pure in Forza Italia non mancano esponenti della vecchia Fiamma, dall’assessore all’Istruzione Angela Brandi al capogruppo Alberto Polacco. Commenta Brandi: «Rivedremo il testo arricchendolo nella seduta di giunta di martedì. Ovviamente ne condividiamo tutti il contenuto, ma trattandosi di un tema caro al gruppo che rappresento, così come al gruppo che rappresentavo in passato, faremo del nostro meglio perché sia più ricca e le celebrazioni abbiano senso più compiuto». Aggiunge ancora Brandi: «È giusto che sia una delibera del sindaco, perché non può essere la proposta di una sola parte. È qualcosa che riguarda tutta la città: il 25 aprile è una data importante per l’Italia ma che a Trieste non ha significato, quel giorno del ’45 Trieste non era ancora libera, le date che hanno senso da noi sono il 30 di aprile e il 12 giugno».

I dubbi però sorgono da più parti. Il consigliere regionale della Lega Danilo Slokar, volto noto della minoranza slovena, è critico: «Io comprendo e rispetto le sensibilità di tutti, ma per l’amor di Dio siamo nel 2020 e abbiamo problemi gravi come gli effetti del coronavirus sulla vita dei cittadini e sull’economia. Mi sembrano problemi più pressanti».

Altrettanto perplesso il consigliere comunale dem Igor Svab: «Sono stupito. Penso che in questo momento di difficoltà la politica abbia questioni più urgenti da affrontare. Ho sempre riconosciuto a Dipiazza l’importanza del Concerto dei tre presidenti, qui mi pare si faccia un passo indietro. Lasciamo la Storia agli storici».

I gruppi consiliari di Pd, Cittadini e Open Fvg scrivono: «La festa della Liberazione è il 25 aprile, che proprio a Trieste ha una valenza ancora più forte per la presenza della Risiera di San Sabba». Secondo i consiglieri la giunta cerca facili consensi: «Ad ogni atto di giustizia, come la restituzione del Narodni dom nel rispetto della legge di tutela, si deve fare un atto di compensazione per ristabilire un equilibrio tutto interno alla destra triestina. In Consiglio comunale abbiamo sempre ribadito che Trieste merita uno sguardo rivolto al futuro e non una narrazione della storia a senso unico, alimentando stereotipi e pregiudizi».

Questa la lettura della consigliera di Italia viva Antonella Grim: «Non siamo mai stati dei fan del “benaltrismo” ma questa del “12 giugno” è, da una parte, una “distrazione di massa” dai macigni che incombono sull’amministrazione Dipiazza che è passata “dal magnifico ed interessante” al dramma Covid-19, e dall’altra dal problema - tutto figlio degli schemi del Novecento - di trovare una “contropartita” alla questione legata al Narodni dom. E quindi cosa c’è di meglio che rituffare la città nei drammi del 1945, così da distrarci dal nulla amministrativo e dallo spaesamento in cui la giunta è caduta rispetto all’emergenza?». —


 

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