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Il sindaco di Trieste Dipiazza: «Il Narodni dom appartiene per legge alla minoranza slovena»

Il sindaco gela le recriminazioni di fratelli d’Italia 

TRIESTE «Narodni dom je slovenski». Così titolava a tutta pagina ieri il Primorski dnevnik traducendo l’affermazione che non ammette repliche del sindaco (župan) Roberto Dipiazza fatta nell’intervista ad Aljoša Gašperlin. «Il Narodni dom appartiene per legge alla minoranza slovena» sentenzia il primo cittadino citando l’articolo 19 della legge numero 38 del 2001 che racchiude le “Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia».



La restituzione dell’ex Balkan non è in discussione, indipendentemente dalla negazione di Fratelli d’Italia e dai mal di pancia di Forza Italia, partiti della maggioranza di centrodestra. «Nessun problema se lo Stato italiano o il ministero competente intende restituirlo agli sloveni e probabilmente spostare la Scuola interpreti e traduttori nell’edificio comunale Gregoretti 2 all’ex Opp» precisa Dipiazza al quotidiano di lingua slovena. Non sarà il primo cittadino a guastare la cerimonia simbolica di restituzione del Narodni dom del 13 luglio (a cent’anni esatti dal rogo fascista dell’ex Hotel Balkan) alla presenza dei presidenti di Italia e Slovenia Sergio Mattarella e Borut Pahor.



Il Comune di Trieste, insomma, è pronto a fare la sua parte nel girotondo immobiliare da 9,5 milioni di euro coordinato dal ministero dell’Interno che vede protagonisti il Demanio, l’Università degli studi di Trieste, il Comune e l e associazioni economiche della minoranza slovena. Dipiazza, che non vuole essere un sindaco fuorilegge, non si metterà di traverso all’operazione per nessuna ragione al mondo. «Intendo conformarmi e applicare la legge» ha ripetuto il sindaco al Primorski denvnik. E così l’iniziativa di Fratelli d’Italia si annuncia come assolutamente velleitaria a meno che non si spinga fino a sfiduciare il sindaco. «I nostri voti in Consiglio comunale su questa proposta non ci saranno mai, anche a costo di mettere a repentaglio gli equilibri di maggioranza» hanno annunciato in una conferenza stampa il segretario provinciale e capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia Claudio Giacomelli, affiancato dall’assessore regionale, Fabio Scoccimarro, l’assessore comunale Elisa Lodi, e il capogruppo municipale Salvatore Porro.

«Siccome non siamo degli sprovveduti, siamo certi che qualcuno, in Municipio, ha lavorato per questo risultato. Ebbene, in Consiglio comunale non ci renderemo mai complici di questa operazione. E se qualcuno pensa di poter sostituire i nostri voti con quelli del Pd, sappia che poi dovrà continuare a farlo per l’intera consiliatura» ha fatto sapere Giacomelli. E visto che župan Dipiazza resta ligio alla legge, al partito di Giorgia Meloni non resta che accomodarsi fin d’ora fuori dalla maggioranza e dalla giunta comunale. Si arriverà a tanto? La situazione politica a Trieste è grave, ma non è seria (come direbbe Ennio Flaiano).

Gli altri alleati del resto non sembrano seguire i Fratelli d’Italia. Forza Italia si limita a denunciare un “accordo beffa” e vorrebbe fare entrare nel girotondo del Narodni dom anche la Caserma di via Rossetti. La Lega, invece, si tiene alla larga da via Filzi. «C’è una legge che va in questa direzione. Noi siamo un’istituzione che non è direttamente coinvolta nella questione. Non ho visto l’ipotesi di accordo fatta a Roma. Quando la vedrò farò le valutazioni del caso» ha raccontato in televisione due giorni fa il governatore leghista Massimiliano Fedriga. Strano, visto che la lettera d’intenti del ministero dell’Interno, datata 8 maggio, è indirizzata anche alla Regione Friuli Venezia Giulia. Probabilmente non è ancora arrivata sulla scrivania del governatore. —


 

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