Commiato nel segno di un’altra libertà

Papà e figlio a passeggio con le mascherine

Ad un certo punto è come se fossimo saliti su una giostra, un po’ come quando vai a Gardaland, un sogno poterlo fare adesso, anche se magari Gardaland lo puoi trovare in una stanza, solo la speranza di poterci andare alle volte ti salva la vita.

Ad ogni modo siamo saliti su una giostra e dopo un tunnel siamo partiti su un saliscendi di montagne russe. Questa è un po’ la sensazione che ho avuto io. Quando accadono queste cose e l’umanità viene sballottata nella centrifuga di un periodo assurdo è importante che qualcuno ne lasci traccia.


Al direttore ed ai giornalisti che mi hanno aiutato va il mio profondo ringraziamento per questo spazio che mi è stato concesso. Spazio che ho cercato di dipingere con gli alti e bassi dell’animo umano alle prese con una crisi senza precedenti e senza la pretesa di insegnare qualcosa, ma magari solo con il tentativo di descrivere quello che accadeva negli alti e bassi dell’animo umano. Volevo ringraziare anche l’amico Jaques Delgado che ha messo a disposizione la terribile esperienza vissuta in prima persona.

Ah un’ultima cosa: quel sottile niente che ci troviamo per le mani adesso, quei fili che dobbiamo tirare per rifare la maglia della nostra vita portano con sé dei brividi e delle ebbrezze. Si chiama libertà, che abbiamo prima sentito di perdere e poi riguadagnare. La libertà ha un costo non economico ma di impegno soggettivo: apprezziamola senza svenderla e senza darla per scontata. —

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