Tangenti, ex agente Euro&Promos nei guai

Indagato l’allora referente in Sicilia della società dell’assessore Bini: si accordò per fare aggiudicare le pulizie negli ospedali

UDINE  La gara aveva per oggetto l’affidamento dei servizi di pulizia nelle aziende sanitarie della Sicilia. Era stata bandita dalla Centrale unica di committenza della Regione nell’ottobre del 2017 e per la società udinese “Euro&Promos” tentare l’aggiudicazione di uno o più dei dieci lotti per complessivi 227.686.423 euro messi a bando rientrava in una strategia di espansione dell’attività che l’aveva portata già a estendere il proprio raggio d’azione fuori dei confini regionali. Sull’isola, però, l’uomo incaricato di curarne gli interessi, il catanese Giovanni Tranquillo, 61 anni e un contratto di collaborazione cessato 5 mesi fa, si mosse dentro un sistema tutt’altro che limpido. Un giro di mazzette e favori sottobanco di cui lui stesso si sarebbe reso complice e che ha finito per esplodere nella raffica di arresti eseguiti ieri dalla Guardia di finanza di Palermo.

Il nuovo terremoto giudiziario sulla sanità siciliana - quella ritenuta “sana” e impersonata, in primis, dal manager e attuale coordinatore per l’emergenza coronavirus, Antonino Candela, tra i primi a denunciare tangenti e ora accusato a sua volta di corruzione -, ha travolto Tranquillo ma non Euro&Promos, l’unica delle aziende coinvolte nella gara a non figurare tra gli indagati, e neppure i suoi amministratori. Chiamato a rispondere di concorso in turbativa d’asta, sarebbe stato lui a tramare per farle aggiudicare uno dei lotti, grazie a un accordo orchestrato con Salvatore Navarra, il presidente della società concorrente “Pfe spa” interessato a sua volta a concedere uno spazio alla new entry friulana, in cambio di non meglio precisati vantaggi al nord.


Nell’ordinanza notificata a 18 persone, tra manager della sanità, faccendieri, politici e imprenditori, e 5 aziende - 4 gli appalti nel mirino -, i magistrati siciliani indicano in Tranquillo il «referente occulto allo stesso tempo di Pfe ed Euro&Promos». Qualifica che la società di Udine, per quanto estranea ai fatti, contesta fermamente. «Con lui avevamo un contratto di collaborazione assolutamente trasparente, come con i quasi 5.500 altri nostri dipendenti, e che è cessato lo scorso gennaio – fa sapere Euro&Promos tramite il proprio legale, avvocato Luca Ponti –. Il suo compito era informarci su eventuali gare bandite in Sicilia. Tutto il resto della pratica avveniva a Udine. Di più non gli competeva, non avendo alcuna procura, né potere di rappresentanza o capacità di spesa». E se, come potrebbero lasciar intuire le carte dell’inchiesta, per portare a casa il risultato sperato, disse o promise cose senza essere legittimato a farlo e all’insaputa del datore di lavoro, «allora – così Ponti – potremmo immaginare di trovarci di fronte a un’ipotesi di reato di millantato credito». La partita si sarebbe giocata a quattr’occhi tra Tranquillo e Navarra. Anche se poi, all’orecchio degli investigatori, il presunto accordo è arrivato attraverso una conversazione intercettata il 7 gennaio 2019 tra il faccendiere Salvatore Manganaro e il direttore generale dell’Asp di Trapani, Fabio Damiani, in codice “sore”. Il piano era di fare arrivare terza Euro&Promos - come poi avvenne -, descritta dagli indagati come «la novità», con l’obiettivo da un lato di «farle mettere piede in Sicilia, visto che, appartenendo al politico Sergio Bini, assessore in Friuli – si legge nell’ordinanza –, là non poteva vincere gare», e dall’altro di favorire l’intento di Navarra di spostare i propri affari al Nord. «Cioè hanno entrambi necessità opposte», avevano convenuto l’intermediario Manganaro e il pubblico ufficiale Damiani, scherzando sul fatto che Navarra, rendendosi disponibile a ridurre da 4 a 3 i lotti “pilotati” a suo favore, «come uomo dei due mondi aiuta la causa di Euro&Promos che nessuno si può immaginare». Per il procuratore aggiunto Sergio Demontis, Tranquillo, che «compare nel verbale della seduta di gara dell’8 giugno 2018 presente in rappresentanza della società friulana», ha concorso nel reato di turbativa d’asta. Per lui il gip Claudia Rosini ha disposto il divieto di esercitare attività professionali e imprenditoriali. Oltre che sulla gara per i servizi di pulizia, le indagini si sono concentrate su tre appalti per fornitura e manutenzione di apparecchiature elettromedicali, per un valore totale di 600 milioni di euro. Candela, accusato di avere intascato una mazzetta da 260 mila euro, in uno dei passaggi intercettati disse: «La sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango».— L.D.F.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Carciofi crudi, pere e gorgonzola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi