Pattuglie slovene sul Carso nel weekend: più controlli sugli italiani che sconfinano

Il valico minore di Vrhpolje-Grozzana nella foto della Protezione civile di Erpelle-Cosina

Centinaia fra biker e runner secondo Lubiana dribblano i divieti. Vienna blinda anche la frontiera meridionale, l’ira di Roma

LUBIANA Se lo avessi fatto 30 anni fa, avresti rischiato una pallottola di kalashnikov nella schiena, oppure, se ti fosse andata bene, saresti finito per interminabili ore in una guardina della stazione di polizia di Capodistria sperando nell’intervento consolare. Oggi invece non rischi nulla. Almeno fino a domani, quando gli agenti di confine della Slovenia pattuglieranno tutti i valichi minori con l’Italia. Quei valichi dove si arriva lungo sentieri di terra battuta che ben conoscono gli appassionati di mountain bike, gli infaticabili runner, chi passeggia nei boschi. Valichi che nei giorni scorsi sono stati lo scenario, a detta delle autorità slovene, di centinaia di sconfinamenti che, in questi tempi di coronavirus, sono illegali. Illegali perché il regime di Schengen è momentaneamente sospeso, illegali perché gli unici confini dove solo alcune categorie di persone possono transitare sono ben evidenziati per legge e quindi, chi sconfina attraverso altri “passaggi” rischia un’incriminazione in Slovenia e poi, se viene riconsegnato per le vie ufficiali all’Italia, dovrà comunque farsi la quarantena.



Stavolta la polizia slovena vigilerà con attenzione. I “migranti” illegali della domenica sono avvisati. I punti più “caldi” di questo traffico sono i valichi di Vrhpolje-Grozzana in direzione monte Cocusso, dove è stato strappato il nastro posto a indicare il confine (invalicabile), quello di Mihele-Draga dove le barriere fisiche poste a segnalare il divieto sono state divelte e gettate nel bosco, il valico di Krvavi potok (nei pressi di Pese) dove dal nastro si è passato a una barriera di massi assolutamente inutile a frenare gli escursionisti italiani e quello di Botazzo in val Rosandra. E il deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto presenta un’interrogazione in merito al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Insomma si scatena una guerra dei poveri laddove il vero problema è l’apertura dei confini soprattutto per quanto riguarda il riavvio del settore turistico.



E qui ad avere il coltello dalla parte del manico non sono né Roma, né Lubiana, bensì Vienna. La Slovenia sta soffrendo le pene dell’inferno per il veto del cancelliere Sebastian Kurz all’apertura dei confini di Stato verso Sud. Kurz che anche ieri è sato però irremovibile: «I confini con l’Italia e la Slovenia non si apriranno così rapidamente perché sono delicati», ha dichiarato durante l’annuncio dell’inizio della stagione turistica in Austria, aggiungendo che «gli ospiti austriaci e quelli provenienti da Paesi sicuri, come la Germania, sono benvenuti».



Pronta la reazione italiana. «Chiudere i confini esterni per invogliare il turismo in Austria non mi sembra una trovata sensazionale – replica il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola – noi lavoriamo con la Commissione europea per una gestione delle frontiere coordinata in base ai dati epidemiologici. Non è tempo di spot o proclami unilaterali». E proprio al massimo livello di esperti è in programma a breve un vertice tra Italia e Slovenia per una valutazione epidemiologica in vista di una possibile apertura dei confini tra i due Paesi.



Il 15 giugno saranno aperte le frontiere tra Austria, Germania, Svizzera e Liechtenstein. Lungo il confine con la Slovenia, invece, entro sabato sarà schierata la riserva dell’Esercito. Vienna – ormai lo scenario è palese – blocca la Slovenia perché se questa apre all’Italia, dall’Italia attraverso la Slovenia si può arrivare in Austria e qui gli italiani, almeno da quanto detto ieri da Kurz, non sono i benvenuti. Sul versante Est, invece, Vienna è pronta ad aprire a Slovacchia, Cechia e Ungheria. Ungheria che è il grimaldello per portare turisti tedeschi e austriaci, con buona pace del Friuli Venezia Giulia, sulle coste croate. Il ministro del Turismo, Gari Cappelli lavora da tempo a questo “corridoio” calpestando le decisioni Ue. «Quanto sta accadendo – ammoniscono i senatori dem Alfieri e Rojc – deve essere riportato nel tracciato degli accordi Ue, per evitare danni alla nostra economia e ripercussioni più ampie sulla stabilità dell’aquis europeo». E meno male che la Croazia è presidente di turno dell’Ue. –

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