Trieste, la restituzione del Narodni Dom manda in pezzi il centrodestra

Il presidente della Slovenia Borut Pahor davanti al Narodni Dom il 13 luglio 2019

La Lega dribbla il tema dopo gli strali di Fdi e Forza Italia. Imbarazzo nella civica del sindaco. Centrosinistra e M5s all’attacco

TRIESTE La storia del Novecento irrompe di nuovo sulla scena politica triestina e “incendia” la maggioranza di centrodestra. E rischia di trasformarsi nella pira del sindaco Roberto Dipiazza. La cerimonia di restituzione del Narodni Dom (l’ex Hotel Balkan) alla minoranza slovena, in programma il 13 luglio (a cent’anni esatti dal rogo fascista) alla presenza dei presidenti di Italia e Slovenia Sergio Mattarella e Borut Pahor, rischia infatti di essere “sfregiata” dal Consiglio comunale di Trieste. Il gruppo di Fratelli d’Italia ha annunciato che si metterà di traverso votando contro l’operazione avvallata dal Municipio («Della vicenda si sta occupando il sindaco in prima persona con il segretario generale Terranova», informa l’assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi). Anche Forza Italia è perplessa sull’operazione Narodni Dom e parla di “accordo beffa”.



Nel centrodestra triestino regna insomma l’imbarazzo. La Lega non si fa trovare e non si esprime. Il partito di Salvini fa il pesce in barile rispetto alle rivendicazioni della destra triestina. «Non posso adesso. Sono riunione», ripete ad ogni richiesta il vicesindaco Paolo Polidori. «Non posso parlare», aggiunge Polidori nel tentativo di chiarire la sua posizione. La Lista Dipiazza, invece, naviga a vista. «Sono favorevole alla restituzione del Narodni Dom. Anche il sindaco, mi pare, si è mosso in questo senso. In ogni caso devo approfondire la posizione di Fdi», spiega il presidente del Consiglio comunale Francesco Di Paola Panteca. «Meglio stare zitto che dire qualcosa di sbagliato», si barcamena il capogruppo dipiazzista Vincenzo Rescigno.



«La destra triestina non perde l’occasione di alimentare polemiche che mirano a frenare il percorso di pacificazione e di superamento delle tragiche vicende del Novecento», attaccano in una nota congiunta i consiglieri comunali delle forze di centrosinistra, che esprimono invece «apprezzamento per l’impegno delle più alte cariche istituzionali a portare a termine il lungo iter relativo alla questione del Narodni Dom di via Filzi».

I consiglieri di centrosinistra sottolineano che «la restituzione del Narodni Dom alla comunità slovena è un passaggio di grande valore simbolico, poiché rappresenta la ricchezza culturale e linguistica che ha reso Trieste la città più europea d'Italia». «Nella Venezia Giulia c'è una destra che purtroppo resta su posizioni che definirei arcaiche. Gli sloveni non sono il nemico e io continuo a sperare e a lavorare per un futuro diverso dal passato», afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd): «La restituzione del Narodni Dom alla comunità slovena non è una sorpresa di cui Fdi possa stupirsi, perché l’iter è cominciato addirittura con il ministro Alfano. E rendere conto pienamente dell’identità plurale di Trieste dovrebbe essere solo normale». Non così normale, evidentemente, per il Consiglio comunale.



«I capi di Fdi sappiano che non ci sarà nessun ribaltamento di maggioranza in Consiglio comunale – spiega la segretaria del Pd Laura Famulari, riferendosi all’ipotesi di uscita di FdI dalla maggioranza comunale – per il fatto che il Pd non è disponibile a nulla di simile. Questa occasione sarà utile per capire se il sindaco Dipiazza, che si riempiva la bocca con il “concerto dei tre presidenti”, abbia ancora un’autonomia o se sia telecomandato dal vicino palazzo della Regione». Netta, anche se più sfumata, la posizione dei Cinque Stelle. «La restituzione del Narodni Dom come atto simbolico antifascista ci sta tutta. È una questione etica», spiega la capogruppo ElenaDanielis: «L’aspetto immobiliare merita invece un approfondimento dal punto di vista economico e amministrativo».

Dura la presa di posizione dell’Anpi. « Con la codardia tipica dei fascisti del ventennio, prima fanno i veri negazionisti inventando la favola dell’autocombustione del Balkan, poi oggi, con prodezza squadristica, fanno dichiarazioni tali che è come stessero tentando nuovamente di incendiare il Narodni Dom cento anni dopo», attacca Fabio Vallon, presidente del Comitato provinciale Anpi.

L’appuntamento è per il 13 luglio prossimo. «Quest’anno commemoriamo il centesimo anniversario dell’incendio del Narodni Dom a Trieste», ha ricordato il presidente sloveno Pahor il 13 maggio scorso in una lettera al quotidiano Primorski Dnevnik, che festeggiava i 75 anni dalla fondazione: «Mi auguro che le circostanze mi permettano di ricordare e rendere omaggio a tale evento assieme al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella a Trieste il 13 luglio e spero che presto il Narodni Dom possa essere restituito alla minoranza slovena». Le circostanze evocate da Pahor riguardavano l’emergenza coronovirus. Il presidente della Slovenia non aveva tenuto conmto dei rigurgiti della storia che non passa. E che a Trieste, sul confine orientale, resta tutt’altro che condivisa. —


 

Carciofi crudi, pere e gorgonzola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi