Undici celle frigorifere e nuova lunetta L’autoporto Sdag è pronto a ripartire

L’agroalimentare fresco e congelato il nuovo mercato da sfruttare. Il fatturato complessivo è di circa 2 milioni di euro

Francesco Fain

Undici nuove celle frigorifere. Un movimento camion di 80 mila unità nell’ultimo anno. La risorsa dell’agroalimentare.


L’autoporto di Gorizia guarda con fiducia al futuro. È uno dei sette poli logistici della piattaforma Friuli Venezia Giulia che si articola in tre scali marittimi (Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro) e quattro autoporti (oltre allo scalo isontino, Fernetti, Cervignano e Pordenone).

Nelle ultime settimane la struttura era salita alla ribalta della cronaca per le lunghe file di Tir al confine con la Slovenia. Una problematica di cui la società non ha avuto alcuna responsabilità perché, semmai, è stata vittima della situazione, gestendo comunque con professionalità la vicenda e garantendo una sistemazione agli autotrasportatori e ai loro mezzi pesanti. Ma c’è un lungo lavoro di cui si stanno raccogliendo i frutti.

«I molteplici servizi alle merci che offriamo sono realizzati per assolvere alla funzione di deposito e consolidamento dei carichi per merci secche, deperibili, fresche e congelate, anche in regime doganale - spiega l’amministratore unico della società di gestione Sdag Giuliano Grendene -. Sono quattro gli asset fondamentali dello scalo goriziano: l’agroalimentare sia fresco sia congelato, il movimento camion con 80 mila unità nell’ultimo anno, una disponibilità di 550 stalli, un terminal ferroviario, e la locazione dei capannoni. Fatturato complessivo, di circa due milioni di euro».

C’è anche la partita dei lavori. Perché sono terminati gli interventi di realizzazione delle undici celle a temperatura flessibile: temperatura che può variare dalla scala positiva fino ai trenta gradi negativi. Ciò permette una flessibilità e una tracciabilità termica nella gestione del prodotto. Non è tutto. L’Uti Collio-Alto Isonzo ha stanziato fondi consistenti per “la collaborazione con l’autorità portuale per la valorizzazione della rete logistica distributiva dei prodotti agroalimentari tramite gli spazi della Sdag». Da qui, uno studio di fattibilità per incrementare ulteriormente i servizi offerti a livello di logistica del freddo.

C’è anche una traiettoria più lunga: nel 2050 (si prospetta o ci si augura) ci sarà «un’equa distribuzione del trasporto tra gomma e rotaia – prosegue Grendene –. Sdag ha, da poco, superato l’audit per quello che riguarda i parcheggi sicuri e protetti. Assieme a Brescia siamo l’unico interporto ad aver superato questa verifica: un dato di estremo interesse per chi deve proteggere sia la merce sia gli autisti nella fase di trasporto». Poi c’è l’altro obiettivo. A breve/medio termine. È quello di velocizzare il traffico ferroviario attraverso la realizzazione della lunetta di raccordo con la linea Trieste-Udine. «Abbiamo recentemente incontrato Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rfi, per avere certezze della realizzazione di una infrastrutturazione quanto mai necessaria – aggiunge l’amministratore unico - di cui si parla ormai da diversi anni e il cui progetto è stato realizzato nell’ambito del “Tip–Transborder Integrated Platform”, finanziato dal Programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013».

Infine, Sdag dal 2018 partecipa come partner pilota al progetto europeo Pixel finanziato al 100% dalla Commissione europea tramite il programma Horizon2020. È un progetto di ricerca e innovazione il cui coordinatore è l’Università di Valencia «e partecipiamo assieme al porto di Monfalcone e Insiel come partner italiani. Siamo molto orgogliosi di aver vinto questo progetto dal tema che, a noi, è molto caro. Lo scopo principale per il caso-pilota del Fvg “Intermodal use-case” è, infatti, quello di rinforzare la connessione tra punti strategici per il trasporto con l’obiettivo di ridurre la congestione del traffico anche mediante l’utilizzo del trasporto intermodale». —

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