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"La Prima Cosa", il video che racconta la quarantena dei triestini

Brioche al bar e calci al pallone, ecco cosa farò una volta libero

2 minuti di lettura

Trieste. La vita a Trieste durante il lockdown vista attraverso le parole e le emozioni di chi ci abita, tra la sensazione di attesa e tristezza, ma anche speranza e voglia di ripartire. C’è tutto questo nel video “La Prima Cosa”, un insieme di splendide immagini della città accompagnate da messaggi vocali lasciati da diverse persone, una clip pubblicata nei giorni scorsi sulla pagina Facebook del Comune e che in poco tempo ha collezionato migliaia di “mi piace” e condivisioni. Il progetto è di OWOW Associazione Terrafine, realizzato da Giulio C. Ladini, Enrico M. Lucarelli e Francesca Centonze.

[[(Video) "La Prima Cosa", il Video che racconta la quarantena dei triestini]]

Il video, visibile anche sul sito del Piccolo, si apre con il rumore del vento. E poi ecco le voci susseguirsi, con la musica, accompagnate dalle strade deserte, dai giardini vuoti, con il drone che vola sui tetti della città, che mostra l’ università senza studenti, le arterie più trafficate senza veicoli, il lungomare spettrale. Le prime considerazioni riguardano ciò che alle persone manca di più. Uomini e donne si alternano, con un unico filo conduttore, esponendo i pensieri accarezzati durante la permanenza forzata a casa. Di cosa si è sentita di più l’assenza? «Mi manca mia mamma e i suoi pranzetti», dice qualcuno. «Farsi una passeggiata, senza dover dichiarare niente a nessuno», aggiunge un’altra voce. «Non poter chiamare gli amici di una vita e chiedergli di andare a bere un caffè per spezzare una giornata frenetica. Adesso non ci sono più le giornate frenetiche, ma nemmeno le persone da chiamare». E ancora tanti piccoli gesti, che facevano parte della routine quotidiana. «La colazione alla mattina nel bar vicino all’università, il momento in cui con i colleghi e con gli amici ti bevi il caffè e fai colazione con i croissant. Con il profumo che ti avvolge ancora prima che entri nel bar». «Mi mancano le persone in generale, tutte le persone, non solo gli amici, anche quelli che incontri per caso, per strada». «Prendere il pallone, chiamare gli amici e andare al campetto, perché è un sacco che non lo facciamo». «I riti collettivi, i concerti, spettacoli di teatro, di danza, ballare assieme».

C’è chi ricorda il cinema, chi vorrebbe sedersi nelle file in fondo, come fa sempre, mangiando i pop corn, o chi non vede l’ora di mettere in piedi in acqua, sia quella del mare o della piscina. E ancora il semplice fatto di camminare tra le vie cittadine. «Poter stare insieme alla gente, poter parlare, ridere e scherzare e anche litigare, avere un rapporto umano, una relazione, uno scambio».

Poi i triestini spiegano quale sarà la prima cosa immaginata e sperata quando si potrà nuovamente tornare alla normalità. «Una corsa in riva al mare, libera da mascherina, da guanti», «Mia mamma vive in un’ altra regione, prenderò il treno e le farò una bella sorpresa». «Appena potrò farò una cena con gli amici, i bambini, cucineremo, ci metteremo a tavola, come se non ci vedessimo dal giorno prima». E tra le frasi anche gli aspetti positivi che in tanti hanno tratto dalla quarantena, comportamenti che continueranno anche dopo. «Leggere tanto, molto più di prima, una lettura lenta, attenta concentrata, curata». «Ricreare tutti gli spazi che ho guadagnato in questo momento nella vita di tutti i giorni». —

mi.b.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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