Nelle chiese isontine si torna a pregare: ostia con la pinzetta e banchi alternati

La logistica indicata dai volontari: non si potrà stare in piedi Niente acquasanta né il gesto di pace. Finita la sanificazione

GORIZIA Non ci si potranno scambiare il gesto di pace e la comunione verrà impartita da un sacerdote con mascherina e guanti che consegnerà l’ostia in mano al fedele dopo averla raccolta con una pinzetta. Da lunedì riaprono le chiese e i parroci potranno di nuovo celebrare messa in presenza dei fedeli, ma gli uni quanto gli altri dovranno osservare tutta una serie di precise limitazioni.



Ieri l’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, ha illustrato le modalità con cui le attività di culto potranno riprendere. Al momento i parroci stanno calcolando quante persone potranno entrare in ciascuna chiesa e come dovranno disporsi. Di certo non sarà possibile seguire la messa in piedi: ci si dovrà obbligatoriamente sedere e, per mantenere il previsto distanziamento sociale di un metro tra le persone, probabilmente si dovrà seguire uno schema a “X” con banchi alternati. In pratica il primo banco vedrà sedute due persone agli estremi della panca, il secondo banco dovrà rimanere vuoto, il terzo potrà essere occupato al centro, il quarto sarà sempre vuoto, il quinto potrà di nuovo ospitare due persone agli estremi e così via a ripetersi fila dopo fila. Naturalmente però ogni chiesa, in base alle singole caratteristiche, sarà libera di interpretare lo schema a modo suo, ma questo sembra essere quello prevalente.



Per ridurre al massimo il rischio di contagio da coronavirus, all’ingresso i fedeli non troveranno l’acqua santa. Non sarà necessario indossare i guanti, ma sarà obbligatorio igienizzare le mani con il gel e l’accesso sarà consentito solo se muniti di mascherina. A vegliare come angeli custodi sui fedeli ci saranno dei volontari che accoglieranno le persone indicando loro come sistemarsi. In alcuni casi saranno gli scout, in altri potrebbero essere operatori della Protezione civile o semplici parrocchiani che si sono resi disponibili al servizio. Al termine della messa, ci sarà infine la sanificazione dei banchi.

Intanto tra i sacerdoti c’è stato chi si è portato avanti e in via preventiva ha proceduto anche alla sanificazione delle chiese e della canonica. È il caso di don Carlo Bolcina. Il parroco dell’Unità pastorale Isonzo Vipacco ha contattato la Gesteco di Povoletto per sanificare la chiesa di Sant’Andrea per quanto riguarda Gorizia e quelle di Savogna, Rupa, Peci, Gabria e San Michele, oltre a quelle carsiche di Aurisina, Sgonico e San Pelagio, di cui don Carlo è sempre parroco.

«La sanificazione non era obbligatoria, è prevista solo una buona igienizzazione - nota il sacerdote -. Visto che però non era mai stata fatta abbiamo ritenuto fosse una buona cosa procedere a una sanificazione generale deli spazi. Una volta avuto il preventivo di spesa e la scheda tecnica, come consiglio pastorale ci siamo confrontati e abbiamo deciso che la cosa andava fatta, così ci siamo attivati. Il personale ha lavorato in massima sicurezza e con serietà».

La sanificazione è stata finanziata con risorse proprie della stessa Unità pastorale. «Forse lo Stato ci rimborserà qualcosa, ma è secondario. A noi interessa la salute e il benessere delle persone; bambini, anziani e disabili in particolare», sottolinea don Carlo anticipando che ci sarà una Fase2 anche per lui e per i suoi fedeli: «Per ora non abbiamo sanificato il ricreatorio perché in questo momento non c’era motivo di farlo. Procederemo però qualche giorno prima di iniziare le attività, quando potremo riprenderle. Voglio solo che le persone entrando nei nostri ambienti si sentano sicure e per questo all’esterno di ogni chiesa sanificata i fedeli che verranno a messa troveranno una certificazione».

Insomma, l’odore dell’incenso si mescolerà a quello del pulito. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi