Il nemico invisibile si fa fumetto e i goriziani esorcizzano Coronik

Una delle tavole a fumetti ispirate dal coronavirus elaborate dagli studenti del Cossar-Da Vinci

Nell’ambito dell’indirizzo operatori dello spettacolo gli studenti dell’Istituto Cossar Da Vinci hanno dato un volto al Covid-19 che ha paralizzato il mondo e li ha bloccati nelle loro case  

GORIZIA Chi l’ha detto che un fumetto è necessariamente soltanto qualcosa di ludico, un passatempo, un’occasione per lasciar volare la fantasia allontanandosi dalla realtà? Gli esempi di segno opposto non mancano, e l’ultimo in ordine di tempo arriva da Gorizia, raccontando che una “striscia” può essere anche molto di più. Un progetto didattico in grado di far crescere giovani studenti pieni di talento, ad esempio, ma anche un modo per condividere paure e speranze, dubbi e prospettive in un momento storico tanto difficile come quello segnato dalla pandemia. Si trova e si troverà traccia un po’ di tutto questo tra le vignette di “Coronik” (o Covido Blu, sul nome definitivo non c’è ancora certezza), il fumetto nato dall’originale e intrigante progetto lanciato all’istituto professionale Cossar-Da Vinci di viale Virgilio e dal lavoro di docenti e studenti della classe prima del nuovo indirizzo Operatori dello spettacolo. Indirizzo che, malgrado il plauso arrivato da più parti e le interessanti prospettive professionali offerte, il prossimo anno non vedrà una nuova classe prima, per la mancanza di sufficienti iscrizioni.



Prendendo spunto dallo studio del testo in tutte le sue forme, dal racconto al dialogo, e legando ciò che è scritto sui libri alla stretta attualità dell’emergenza Covid-19, i giovani del Cossar-Da Vinci si sono cimentati nella realizzazione di un fumetto con al centro proprio il coronavirus – che nelle strisce assume il nome di Coronik o Covido Blu a seconda della scelta degli studenti -, rappresentato e interpretato nei modi più diversi.


«In questi mesi di intenso lavoro con i ragazzi, seppur a distanza attraverso gli strumenti tecnologici di cui disponiamo, c’è stato spesso modo di confrontarci e di parlare delle sensazioni che tutti noi stiamo provando da quando è iniziata l’emergenza – racconta la docente di italiano e storia Maria Teresa Micovilovich -. Così, tutti insieme, abbiamo riflettuto sulle paure, ma anche su tanti altri aspetti di questa fase, e abbiamo pensato di inventare una storia tutta nostra, partendo dall’attualità».

Lo zampino, fondamentale, è stato poi quello dell’artista goriziana Alessandra Lazzaris, che ha dato (sempre virtualmente) spunti preziosi ai ragazzi su come creare graficamente e migliorare le loro strisce. «Tutti i 17 studenti della classe si stanno cimentando nella realizzazione della loro storia, esprimendo le emozioni che sentono, e ciascuna comporrà il fumetto finale – dice ancora la professoressa Micovilovich -. C’è chi immagina il virus Coronik come un incubo, che poi svanisce, chi, tra i più sportivi, lo trasforma in una palla da calciare, esorcizzandolo, chi ancora lo vede invece come una figura amica». Qualcuno, come Nicolò Medessi, ha persino trasportato il temibile Coronik ai tempi dell’antica Grecia e degli dei dell’Olimpo. «Per prima cosa lavoriamo sui dialoghi, che i ragazzi mi spediscono e io cerco di correggere o rivedere, restituendoglieli – dice la docente di italiano e storia -. Poi si passa alla parte grafica, grazie ai suggerimenti dell’artista. L’idea è quella, un domani, di poter realizzare anche fisicamente il fumetto, stampandolo: potrebbe diventare un ausilio interessante per parlare magari del virus e di questa esperienza così difficile nelle scuole».

Intanto Coronik-Covido Blu ha già il suo pupazzo “ufficiale”, quello davvero curato e simpatico realizzato a mano dalla mamma di una delle studentesse della classe, e che è diventato un po’ la mascotte del progetto. Un progetto che dice tanto dell’impegno che malgrado le difficoltà della didattica a distanza i docenti del “Cossar-Da Vinci” continuano a spendere quotidianamente. «Utilizziamo, grazie all’appoggio convinto del dirigente Marco Fragiacomo, uno strumento prezioso come la piattaforma Google Suite, che ci fornisce grandissime possibilità di interazione attraverso il computer con gli studenti – racconta la professoressa Micovilovich -. Ci tengo a sottolineare che da febbraio siamo riusciti in questo modo a non perdere nemmeno un’ora di lezione, recuperando tutto, ed anzi soprattutto con gli studenti degli ultimi anni, è capitato spesso di trovarci a lavorare assieme anche durante i weekend, mantenendo saldo il legame con loro. Insomma, non è facile, ma tutto si può fare: si tratta solo di volerlo e impegnarsi». —

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