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Coronavirus, scambio di identità in ospedale a Spalato: anziana sepolta con un altro nome

L’esterno del Centro clinico ospedaliero di Spalato foto da hrt.hr

Il caso emerso quando l’altra donna, guarita, è tornata in casa di riposo: nessuno la conosceva

SPALATO Al Centro clinico ospedaliero di Spalato per due volte nell’arco di una quindicina di giorni è stato commesso lo stesso errore: uno scambio di identità di pazienti. Due episodi - il primo dei quali, emerso solo nelle ultime ore, dalle conseguenze drammatiche - che hanno indotto il direttore dell’ospedale, Julije Meštrović, a presentare le dimissioni al ministro croato della Sanità dopo avere disposto una indagine interna, mentre Zagabria ha inviato a Spalato un team di ispettori.



Circa un mese fa nel principale nosocomio di Spalato erano state ricoverate due anziane, giunte da altrettante case di riposo situate a Dizmo e a Seghetto, in Dalmazia. Lo scambio delle cartelle cliniche - e dunque delle identità - potrebbe essere avvenuto già all’accoglimento in ospedale: entrambe le pazienti - l’una di 81 anni e l' altra di 89 – a causa delle condizioni di salute non erano in grado di comunicare con medici e infermieri, né di pronunciare in modo chiaro i propri nomi. Una di esse, colpita da Covid-19, morta qualche giorno dopo il ricovero, è stata tumulata così sotto altra identità nel cimitero di Grude, cittadina della Bosnia Erzegovina al confine con la Croazia. A organizzarne la sepoltura, da Zagabria dove risiede, è stato il nipote, unico parente stretto della vittima e impossibilitato peraltro a causa del lockdown da pandemia a raggiungere il Paese vicino.



L’altra paziente, guarita dopo il ricovero per polmonite, è stata riportata nella casa di riposo di Seghetto, da dove proveniva. E qui gli operatori socio–sanitari si sono subito accorti che non si trattava della loro assistita: hanno avvertito il Centro clinico-ospedaliero, ed è così stato scoperto quanto accaduto. Tanto il direttore del nosocomio Meštrović, quanto il ministro croato della Sanità Vili Beroš, hanno contattato i familiari delle due anziane per dare loro la notizia dello scambio di identità. I figli della defunta, che credevano viva la loro madre, sono così venuti a sapere che era morta e si trovava sepolta all'estero. L’uomo di Zagabria è stato informato che la zia di cui aveva organizzato il funerale era invece guarita dalla polmonite che l’aveva costretta al ricovero.



«Negli ultimi due mesi il personale del Centro clinico–ospedaliero di Spalato è sottoposto a forti pressioni – ha dichiarato il ministro Beroš – ma nulla può giustificare un simile errore che ha causato dolore, choc e poi indignazione e rabbia nelle due famiglie. Il direttore ha deciso di dimettersi, ma sarà il Consiglio d’amministrazione del Centro ad accettare o meno le dimissioni». Meštrović, pediatra di fama internazionale, scusandosi pubblicamente per l’accaduto ha definito le proprie dimissioni consegnate a Beroš un dovuto atto morale, precisando di avere ordinato un’indagine interna per appurare la catena di responsabilità in merito a un caso che ha avuto ampia eco in tutto il Paese.

Caso che, come detto, non è stato l’unico al Centro di Spalato. Il 2 maggio scorso, una anziana (negativa al tampone per coronavirus) proveniente dalla casa di riposo di via Vukovar a Spalato era stata trattenuta in ospedale, mentre un’altra – contagiata dal Covid-19 – era stata fatta tornare all’ospizio. Solo grazie alla pronta reazione del personale di via Vukovar la donna malata non era entrata in contatto con gli altri assistiti della struttura. Lo scambio di persona non aveva per fortuna provocato altri contagi nella casa di riposo dove già si contano 18 decessi per il coronavirus e un totale di 60 anziani colpiti. In quell’occasione, Meštrovic si era scusato. Stavolta sono giunte le dimissioni. —


 

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