Confessionali e banchi interamente sanificati: a Trieste la chiesa di Santa Maria Maggiore è pronta a ospitare fedeli

Il santuario retto dai frati dell’Immacolata è il primo edificio di culto in città ad aver completato gli interventi di igienizzazione previsti  

TRIESTE La chiesa di Santa Maria Maggiore è il primo edificio di culto di Trieste completamente sanificato. L’operazione anti Covid-19 è stata eseguita dalla Flash, la ditta muggesana guidata dall’amministratore unico Vincenzo Rovinelli. A fare da tramite tra i francescani dell’Immacolata guidati dal parroco Alessandro Maria Calloni e l’imprenditore, il consigliere comunale Bruno Marini, molto legato al santuario. «A partire dal 18 maggio i fedeli potranno tornare a messa e di sicuro la chiesa di Santa Maria Maggiore sarà attrezzata per poterli ospitare sin dal primo giorno», ha annunciato con emozione e soddisfazione Marini.



Il lavoro di sanificazione, compiuto dallo stesso Rovinelli assieme ad altri due suoi collaboratori, si è svolto spruzzando un liquido contenente soluzione idroalcolica al 75%, prodotto conforme alla circolare del ministero della Salute del 22 febbraio scorso, ideato per offrire una igienizzazione profonda rimuovendo le contaminazioni “senza lasciare residui chimici aggressivi”. Nello specifico sono stati trattati tutti i banchi dei fedeli, l’altare, i confessionali e le statue. Il lavoro è durato circa due ore e mezza.



Un’operazione necessaria per permettere ai fedeli di tornare in chiesa, che ha peraltro anticipato la decisione della diocesi, attesa in giornata, su chi e come si dovrà procedere alla sanificazione delle chiese appartenenti alle 60 parrocchie presenti a Trieste.

Intanto i parroci triestini stanno studiando a fondo il protocollo firmato a Palazzo Chigi dal presidente della Cei Gualtiero Bassetti e dai vertici del governo. Il documento contiene tutte le misure da adottare per permettere ai credenti di tornare in chiesa. Stabilisce per esempio che per entrare nei luoghi di culto dovranno essere attuati degli ingressi contingentati che si baseranno sula capienza massima dell’edificio stabilita a priori dal parroco. All'ingresso ci saranno volontari o collaboratori che favoriranno l'accesso e l'uscita e vigileranno sul numero massimo di presenze consentite: in ogni caso bisognerà evitare assembramenti. Chiaramente vi sarà l’obbligo della mascherina per i fedeli ma anche per il celebrante, il quale dovrà igienizzare le mani e indossare i guanti, avendo cura di non venire a contatto con le mani dei fedeli. Durante la celebrazione, i presenti dovranno mantenere una distanza di un metro l’uno dall’altro. Potrà essere prevista la presenza di un organista, ma non del coro. Non dovranno esserci i libretti per i canti né altri sussidi cartacei. Le offerte non saranno raccolte durante la celebrazione, ma depositate dai fedeli in appositi contenitori collocati agli ingressi o in altro luogo ritenuto idoneo. Le acquasantiere resteranno vuote. Non ci si scambierà il segno della pace. Il protocollo raccomanda inoltre di igienizzare le aule liturgiche e le sagrestie al termine delle celebrazioni.

«Da frequentatore del santuario - conclude Marini - sono molto contento che la chiesa sia stata sanificata. Ringrazio Rovinelli che gratuitamente ha raccolto il mio invito. Un gesto importante in questo momento di crisi per le chiese che attendono con ansia di poter riaprire le proprie porte ai fedeli». —




 

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