Strage di Bleiburg, messa in Bosnia. La Chiesa cattolica nel mirino

Una delle celebrazioni tenute negli anni scorsi a Bleiburg

Niente rito in Austria per Covid-19, polemiche sull’annunciata celebrazione in cattedrale a Sarajevo

BELGRADO Le controverse commemorazioni che ogni anno si tengono in Austria saltano a causa della pandemia di coronavirus. Ma slittano nel cuore dei Balcani, provocando enormi polemiche, locali e internazionali. Polemiche relative al coinvolgimento di alte sfere della Chiesa cattolica in Bosnia-Erzegovina nel celebrare una messa in ricordo dei fatti di Bleiburg, il massacro compiuto nel 1945 di alcune migliaia di collaborazionisti e di truppe ustascia, molti con le famiglie al seguito, per mano delle truppe partigiane jugoslave.

Le commemorazioni di Bleiburg, ogni anno, puntualmente si trasformano anche in un’adunata di nostalgici ustascia e sostenitori dell’ultradestra. Non sarà così stavolta, a causa dell’epidemia, almeno in Austria. Potrebbe accadere invece in Bosnia, dopo che gli organizzatori delle rievocazioni hanno annunciato cerimonie di ricordo “alternative” a Zagabria e soprattutto a Sarajevo. Qui, sabato, verrà celebrata una «santa messa nella cattedrale di Sarajevo, officiata dal cardinale Vinko Puljić», un’iniziativa organizzata dal “Pocasni bleiburski vod” (il Plotone d’onore di Bleiburg), associazione dietro le celebrazioni in onore degli uccisi, ha annunciato il Plotone via Facebook, specificando che l’iniziativa è pianificata di concerto con la locale Conferenza episcopale.


La messa a Sarajevo va in controtendenza con quelle che parevano essere le nuove posizioni delle autorità religiose, almeno in Austria. L’anno scorso infatti la Chiesa cattolica carinziana aveva rifiutato l’ok a celebrare una grande messa a Bleiburg, mentre le autorità di Vienna da tempo usano il pugno di ferro contro i nostalgici ustascia che affollano il raduno. La paura che quest’anno Sarajevo diventi una nuova Bleiburg - o che si cerchi di relativizzare i crimini degli ustascia - è concreta, a Sarajevo. Si spiega così la veemente alzata di scudi contro la controversa messa in programma sabato. «Facciamo appello a chi organizza le commemorazioni in Bosnia a evitare il revisionismo», è il messaggio che ieri ha lanciato l’ambasciata Usa a Sarajevo. Assai più dura è stata Israele. «La comunità ebraica», ma anche serbi, rom, antifascisti soffrirono «in termini indescrivibili sotto il regime ustascia» in Croazia, Serbia, Bosnia, ha ricordato Tel Aviv, chiedendo alla Chiesa di riconsiderare la partecipazione all’iniziativa. A difendere l’iniziativa e l’alto porporato Puljić, attaccato da più parti, l’Hdz-1990 bosniaco e l’Assemblea nazionale croata in Bosnia. «Vergogna per Sarajevo», hanno condannato invece le locali associazioni di partigiani, sostenute anche dal sindaco Abdulah Skaka. No alla messa per i «fascisti uccisi a Bleiburg», la posizione della comunità ebraica sarajevese, che ha detto di aver ricevuto «con sconcerto» la notizia della messa in ricordo di chi «uccise le nostre madri, padri, nonni, compatrioti». Puljić preghi piuttosto per le vittime degli ustascia, ha suggerito anche il membro croato della presidenza, Zeljko Komsić, per una volta d’accordo con il collega serbo-bosniaco Dodik.

Vari partiti bosniaci hanno inoltre chiamato la popolazione a protestare contro la messa, mentre le alte sfere serbo-ortodosse in Bosnia hanno annunciato che taglieranno i ponti con la Chiesa cattolica, come ritorsione. Ignoti hanno infine messo una benda nera agli occhi della statua di papa Wojtyla, davanti alla cattedrale di Sarajevo. Forse per evitare che il pontefice osservi lo spettacolo che si prepara in città, il prossimo sabato. —


 

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