Quegli eroi applauditi e subito dimenticati

Ricomincia il frullatore. Con i suoi lati positivi e negativi. Finalmente gli ospedali si svuotano e i casi di Covid diminuiscono, le città ed i paesi riprendono pian piano la loro normalità. La società ricomincia a muoversi veloce come magari non ce lo ricordavamo. Uno degli effetti più visibili è che le persone che fino a pochi giorni fa chiamavamo eroi, ora rischiano di essere relegati, di nuovo, in un angolo.

Per chi avesse seguito qualche film, o fumetto, di eroi, di solito la fine è con un crescendo osannante, oppure se finisce male con la morte dell’eroe, ma anche la morte lo trasforma in un mito, e un mito non muore mai. La fine peggiore che un eroe possa fare è finire vittima dell’oblio comune. Essere sempre vivo e presente, ma dimenticato e non considerato da nessuno. Fino a poco prima tutti si sarebbero svenati perché un eroe ha bisogno del nostro aiuto e il suo operato è sacro, dopo un po’ la sua azione ritorna ad essere scontata e dovuta, perché è il suo lavoro. L’oblio dell’eroe appunto. Nel momento in cui tutti ricominciamo ad uscire, ogni tanto ripensiamo al loro sacrificio. Noi ci lamentiamo delle mascherine, loro hanno lavorato per mesi con mascherine, guanti e grembiuli particolari per ore e ore, in silenzio, per aiutare una persona sconosciuta, ricca o povera, alta o bassa. Perché se dovessimo tornare in emergenza loro lo farebbero di nuovo, ne son certo, ma meritano il nostro rispetto: non facciamo in modo di favorire le infezioni che, ricordiamolo, non sono affatto scomparse. —




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