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Tensioni su casa e figli, a Trieste boom di coppie che vanno dall’avvocato

A rivolgersi ai legali sono ex coniugi in guerra per gli assegni di mantenimento o persone sul punto di separarsi e ora costrette a difficili convivenze forzate. Tra i motivi di scontro c’è la gestione delle visite ai bambini, complessa specie se papà e mamma vivono lontani

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TRIESTE. Per molte famiglie triestine, alle prese con smart working, didattica a distanza e altre piccole e grandi rivoluzioni quotidiane legate alla situazione di emergenza, si sono aggiunte negli ultimi mesi anche le problematiche dovute alla gestione dei figli, tra separazioni e divorzi. Nella maggior parte dei casi, e dove possibile, si è messo in campo il buon senso e la collaborazione, ma non sono mancate le richieste di supporto, rivolte in molti casi ai legali. «Un vero e proprio boom di telefonate - spiega l’avvocato Paola Valle - per sanare principalmente problematiche immediate».

«Si va dall’organizzazione delle visite dei bambini al loro mantenimento economico che, in contesti dove il reddito si è ridotto, andrebbe momentaneamente cambiato, magari con un accordo provvisorio tra le parti. Anche perché, almeno per ora, ridiscutere i provvedimenti già stabiliti in passato dal giudice, vista la sospensione di udienze e termini se non per eccezionali casi, è difficile. Le situazioni poi sono tante e diverse tra loro; c’è chi, ad esempio, non aveva ancora avuto il tempo, dopo aver dato corso alla separazione, di assumere provvedimenti precisi riguardo ai figli».

Ci sono genitori che abitano in comuni diversi e che, fino a lunedì scorso, dovevano fare i conti con molte difficoltà sul fronte spostamenti e uscite con i figli. Chi non può più far fronte alle spese mensili come prima. E chi ancora stava cercando una nuova sistemazione dopo la fine del rapporto, ed è rimasto bloccato dalle restrizioni messe in atto.

«Ci siamo separati alla fine del 2019 - spiega una mamma triestina -. Tra intoppi e ritardi vari delle carte, dovuti anche a un mutuo da risolvere, ci siamo ritrovati a fare la quarantena vivendo ancora nella stessa casa con nostro figlio, perché il mio ex compagno non ha avuto il tempo di trovare un nuovo alloggio. Non è stato facile, ci siamo organizzati al meglio, dividendo spazi e disponibilità, considerando anche lo smart working. Prima dell’emergenza - aggiunge - ci eravamo già programmati con orari e giornate, abbiamo dovuto per forza rivoluzionare tutto anche questo fronte».

«Sono problemi diffusi in questo momento - conferma anche l’avvocato Antonino Guaiana -. C’è il diritto di visita, i figli minori sono collocati prevalentemente presso un genitore, l’altro deve spostarsi, con le limitazioni che hanno creato disagi. Se non ci si mette d’accordo, rivolgersi al Tribunale in questo momento è un problema, meglio mediare e appellarsi al buon senso. C’è poi la questione degli assegni di mantenimento: sta già arrivando la prima ondata di richieste di revisione, che temo possa trasformarsi in un uragano: ci sono tante persone in difficoltà economica e mi chiedono già, per esempio, se sia possibile auto-ridursi l’assegno mensile, per i figli o per il coniuge debole. Tutte questioni alle quali è difficile in questo momento dare risposta compiuta». Domande che però non dovrebbero poi impantanarsi in una burocrazia rallentata.

«Nel settore civile sono convinto sia stato smaltito l’arretrato, usufruendo proprio del fermo dei tribunali - commenta Alessandro Cuccagna, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Trieste -. I dipendenti hanno utilizzato lo smart working, i magistrati hanno continuato il loro impegno e da questo mese avremo tutta una serie di pubblicazioni di sentenze, ordinanze, decreti, quest’ultimi soprattutto in tema di minori e famiglie. Certo sarà necessario che rientrino negli uffici, perché alcune attività non si possono effettuare a distanza, ma non credo ci saranno attese o ritardi». «Consideriamo comunque - aggiunge - che è un momento mai vissuto prima, neanche durante le guerre i tribunali sono rimasti chiusi. E anche la nostra categoria è stata messa a dura prova».

Non ci sono però solo le difficoltà di gestione dei figli da parte di coppie divorziate. Le tensioni interessano anche tante coppie sul punto di scoppiare ma costrette a convivenze forzate causa Covid19. Coniugi che stavano per separarsi prima della situazione di emergenza o chi, proprio durante la chiusura in casa, ha maturato la decisione di dividersi. E pare che le richieste di divorzio siano destinate ad aumentare, e che saranno presentate ufficialmente quando tutti gli uffici torneranno a pieno regime. 


 

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