Vertice di Zagabria, l’Ue all’Est: «Nessuno vi sostiene come noi»

Andrej Plenković da solo al tavolo, sul maxischermo collegati gli altri leader

Bruxelles ribadisce la prospettiva europea della regione. L’ombra delle mire di Cina e Russia

ZAGABRIA Ancorare i Balcani occidentali all’Unione europea. È questo l’obiettivo del vertice di Zagabria tenutosi ieri, in videoconferenza causa coronavirus, con il coinvolgimento dei 27 capi di Stato e di governo dell’Ue e dei leader dei sei paesi balcanici che aspirano all’ingresso nel club (Serbia, Bosnia-Erzegovina, Albania, Kosovo, Macedonia del Nord e Montenegro). Il summit - voluto dalla Croazia come momento forte della propria presidenza del Consiglio europeo, e a vent’anni di distanza dal primo vertice Ue-Balcani tenutosi proprio a Zagabria nel 2000 - è servito a ribadire «la prospettiva europea» dell’area, ma anche ad allontanare le mire sull’area stessa di Cina e Russia, nelle ultime settimane citate da più leader balcanici come esempi di solidarietà nella lotta al virus, in aperta polemica con l’Ue. «Il vertice stesso è il messaggio, ovvero dice: vogliamo che aderiate. Ma diciamo anche: non potete adulare i cinesi e i russi quando vi fa comodo», ha spiegato all’agenzia Reuters un alto diplomatico europeo.



Di recente infatti non sono mancati gli screzi tra Bruxelles e Balcani. A metà marzo il presidente serbo Aleksandar Vučić aveva sorpreso i partner europei annunciando che «da oggi la Serbia si rivolge alla Cina». Lamentando la mancanza di solidarietà europea nella lotta alla pandemia (Bruxelles aveva inizialmente deciso di contingentare le esportazioni di materiale medico fuori dall’Ue), Vučić aveva detto che «la solidarietà europea non esiste», prima di baciare la bandiera cinese e ringraziare il «fratello» Xi Jinping, cui doveva un invio di personale medico e materiale sanitario. Da Sarajevo Milorad Dodik, il leader serbo della presidenza tripartita bosniaca, aveva seguito a ruota l’esempio ringraziando la Russia per un altro pacchetto di aiuti e sentenziando: «L’Europa in cui credevamo dieci anni fa oggi non esiste».


Ecco che ieri l’Ue ha voluto mandare un segnale politico e ricordare anche i 3,3 miliardi di euro allocati ai Balcani occidentali per far fronte alla pandemia e farne ripartire l’economia (di questi, 38 milioni assegnati alle immediate necessità della sanità pubblica locale): un pacchetto per aiutare i partner ad affrontare la pandemia con spirito di «unità e solidarietà», con sostegno e cooperazione «che vanno ben al di là di quanto qualsiasi altro partner abbia dato alla regione», si legge nella dichiarazione finale in cui l’Ue si dice «pronta a rinvigorire il dialogo politico» anche con «incontri regolari di alto livello». Insomma, l’Europa è l’attore che «più investe, commercia e assiste» la regione. «I Balcani occidentali sono una priorità assoluta per l’Ue», ha dichiarato la presidente dell’esecutivo Ursula von der Leyen, secondo cui «l’Ue ha una responsabilità particolare nell’assistere questa regione» e «l’allargamento è una delle politiche più fortunate dell’Ue».



Per il premier Andrej Plenković, padrone di casa virtuale del vertice, la giornata di ieri è stata «la pietra angolare della presidenza croata» (che termina a fine giugno), cui si aggiunge l’apertura dei negoziati con Albania e Macedonia del Nord decisa qualche settimana fa e l’introduzione di una nuova metodologia che disciplinerà in futuro la politica di allargamento dell’Ue. A questo proposito, von der Leyen ha ricordato l’importanza delle riforme, dallo stato di diritto alla lotta alla corruzione, passando per la libertà di stampa, «conditio sine qua non per l’adesione all’Unione». Un messaggio chiaro ai governi dei Balcani, alcuni dei quali, proprio ieri (vedi l’articolo a lato, ndr), sono precipitati nel nuovo rapporto di Freedom House sullo stato della democrazia. —


 

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