Screening e prevenzione nell’Isontino: il Covid-19 cancella migliaia di esami

Niente pap-test per 1.216 donne a Gorizia, 1.000 a Monfalcone e 280 a Grado. Stop a 16.000 lettere per l’analisi delle feci

MONFALCONE A marzo, per fermare la galoppata letale del virus che in quelle settimane filava a briglie sciolte, si è dovuto prendere una decisione difficile, ma agli occhi degli esperti ineludibile: sospendere provvisoriamente, al pari di altre prestazioni sanitarie, i programmi di screening oncologici per la mammella, l’utero, il colon-retto. Lo si era fatto nella ratio di evitare spostamenti e contatti tra persone, per contenere al massimo la trasmissione del Covid-19. Ma innestando la marcia indietro sulla prevenzione, il primo riflesso è ora un ritardo di due mesi negli esami da effettuare, che per la percentuale di responsi positivi si traduce conseguentemente in una slittata diagnosi precoce, spesso elemento fondamentale nell’aggressione a un cancro.



Quali sono i numeri degli screening mancati? Per il pap test, esame citologico che rileva la presenza di alterazioni cellulari nella cervice uterina, si tratta di 1.216 donne non chiamate nell’arco di otto settimane a Gorizia, 1.000 al consultorio di Monfalcone, 280 a Grado. Un totale di 2.496 appuntamenti da recuperare alla riapertura del servizio. Nel caso invece del test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, tra Alto e Basso isontino risultano non spedite, nel lasso bimestrale, 16.000 lettere di invito a svolgere l’esame. Più roseo il quadro della prevenzione al tumore al seno: la prima tranche di mammografie si è regolarmente svolta entro marzo a Grado, Cormons, Gorizia e Monfalcone. Posticipo della campagna a Gradisca dal 18 maggio al 5 giugno, mentre le radiografie, a Ronchi, non si svolgeranno più alla Corradini, bensì saranno accorpate agli screening di Turriaco dal 25 luglio al 25 agosto. Nel Comune dell’aeroporto sono dunque sfumate 550 mammografie, a Turriaco, sede per la prevenzione anche delle popolazioni di San Canzian e San Pier, 1.100. In totale 1.650 esami rimandati, da recuperare.



In tutta la provincia di Gorizia, grazie al programma di prevenzione secondaria, lo scorso anno sono stati diagnosticati circa 47 carcinomi alla mammella e 14 al colon. «La ridefinizione dei programmi di screening prevede la ripresa dell’attività, per rimettersi al passo con gli appuntamenti» assicura l’assessore alle Politiche sociali e medico chirurgo Michele Luise, che dal 2010 al 2016 è stato anche responsabile per l’Azienda sanitaria di questo tipo di prevenzione oncologica. «È assai probabile che a risentire di maggior rallentamento sarà la prevenzione al tumore del colon-retto – prosegue –, poiché in caso di esito positivo del test, solitamente il 30% (che però non indica necessariamente patologia: un sanguinamento può dipendere anche da cause banali come emorroidi, ragadi o diverticoli, ndr), va programmata una colonscopia. Che nell’attuale situazione di emergenza sanitaria necessiterà di ulteriori prassi di sanificazione e igienizzazione nell’espletamento dell’esame».

«Con il Covid-19 si è fermato tutto – aggiunge Luise –, ma il cancro non conosce arresto e si prevedono, nel 2020, 55 mila nuovi casi di tumore alla mammella in Italia. E pure nella nostra provincia, nei due mesi di sospensione degli screening, ci sono persone senz’altro ammalate cui dovremo ora dare delle risposte. Questo black-out avrà conseguenze sulla salute. Le diagnosi, pur precoci, saranno infatti posticipate di almeno due mesi. Un esempio: il richiamo per il rilevamento di sangue occulto nelle feci, che parte dai 50enni, non avverrà più dopo due anni, come di norma, ma dopo due anni e due mesi».

Per Luise «si recupererà, ma è assai probabile che gli operatori e anche i chirurghi dovranno nei prossimi mesi lavorare senza sosta». «Ci sarà – sottolinea – chi dovrà aspettare per la terapia, poiché verosimilmente potrebbero esserci file causate da questo ritardo. Ma si potrà avere una visione di ciò che il coronavirus sta comportando sui tumori appena tra un anno». Un problema che comunque preoccupa l’ex direttore sanitario del San Polo poiché «per il Fvg i dati sui carcinomi sono sempre poco confortanti, infatti annotano la maggior incidenza a livello nazionale: 716 tumori ogni 100 mila abitanti». «Per carità – precisa – magari la statistica annota questo perché qui, nella nostra regione, il cancro lo si va a cercare, in modo da combatterlo precocemente. L’importanza di aggredire il tumore in fase iniziale fa la differenza». «Ma al di là della diagnosi anticipata – conclude l’assessore Luise –, la criticità causata dal Covid-19 potrebbe essere un ritardo nei trattamenti, per via dei casi accumulati da recuperare». –

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