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Coronavirus, mascherine abbassate, decine di runner multati a Trieste. Nuove regole per i tuffi

Ulteriore cambio di rotta sul bagno in mare: lo si può fare ma solo se si abita a meno di 500 metri dal luogo dell’immersione. Lo sfogo di uno dei sanzionati

Andrea Pierini
2 minuti di lettura

TRIESTE Una multa da 400 euro perché, mentre correva in Porto vecchio, aveva la mascherina abbassata sotto il naso. “Vittima” dell’inflessibilità delle forze dell’ordine è stato Michele Sardina, uno dei 19 triestini sanzionati martedì scorso proprio per il mancato rispetto dell’obbligo di coprirsi bocca e naso. Un caso, il suo, che può servire da monito per tutti i runner della regione: quando ci si mette in marcia, meglio rispettare scrupolosamente le regole per evitare brutte sorprese.

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Un consiglio valido anche per chi, alla corsa, preferisce il nuoto. Sulla tanto dibattuta opzione del tuffo in mare, infatti, ieri è arrivato un ulteriore dietro front. Il bagno in mare, che martedì era stato definito non compatibile con le ultime disposizioni - tanto che una donna sorpresa in acqua a Barcola era stata prontamente multata -, ieri è stato invece di nuovo autorizzato. Ad una condizione però: che il nuotatore abiti vicino al punto in cui si tuffa in mare. Quanto vicino? Al massimo 500 metri.

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A mettere la parola fine (si spera) alla vicenda, dopo le tre letture diverse in tre giorni, è di nuovo il prefetto Valerio Valenti a fare chiarezza: «È possibile fare un tuffo - ed esclusivamente un tuffo, non una lunga nuotata - solamente se si abita in prossimità del mare». Questo significa, ad esempio, che non è consentito fare il bagno a Barcola a chi lì arriva di corsa o in bici. In pratica jogging sì, anche se si vive lontano, ma tuffi no. Inoltre «è vietato - aggiunge Valenti - prendere il sole e questo anche per chi abita nelle vicinanze del mare». In sostanza un tuffo e via.

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Fin qui gli obblighi per chi fa attività motoria, sui quali come detto le forze dell’ordine non intendono fare sconti. Lo dimostrano appunto le 19 multe comminate a Trieste, a fronte dei 688 controlli totali, te, e le 66 scattate in tutta la regione (a fronte di 3.291 controlli) sempre per lo stesso motivo. Tante comunque anche le attività commerciali sottoposte a controllo, sempre martedì: 1.095 di cui 207 a Trieste dove non sono state elevate sanzioni (una sola nel resto della regione). Quattro le persone denunciate per altri reati di cui due a Trieste a cui si aggiunge un cittadino che ha fornito documenti falsi, fuori città invece un'altra persona ha violato l’obbligo della quarantena.

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Situazione simile ieri come conferma il comandante della Polizia locale Walter Milocchi: «Tre sanzioni nella mattinata di oggi (ieri, ndr) a cittadini perché sprovvisti di qualsiasi cosa per coprire naso e bocca. Sono arrivate alcune segnalazioni per assembramenti fuori dai bar, ma le pattuglie intervenute non ne hanno rilevati».

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Tra i multati di martedì invece, come detto, c’è Michele Sardina che si è sfogato prima su Facebook e poi al telefono ripercorrendo l’episodio: «Stavo correndo all’altezza della Centrale idrodinamica, senza nessuno intorno. Per questo avevo abbassato la mascherina. Due Carabinieri mi hanno fermato e, senza spiegazioni, mi hanno elevato la sanzione. Sarebbe bastato mi dicessero di indossarla visto che in buona fede non pensavo fosse obbligatoria in luoghi non affollati. La multa se pagata subito è di 280 euro poi diventano 400, per questo, secondo me, prima di verbalizzare sarebbe opportuno un attimo di riflessioni da parte delle forze dell’ordine verso le quali ho profondo rispetto e stima lavorando spesso con loro».

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Un episodio simile è capitato a Fabrizio Spartà il 21 aprile: «Stavo gettando l’immondizia sotto casa, avevo abbassato la mascherina e un agente di Polizia mi ha intimato di alzarla. Ho fatto notare come il suo collega l’avesse sul mento e quindi mi hanno multato. Sono in cassa integrazione e sinceramente è una bella mazzata: penso sia giusto unire le forze tra chi è convinto di aver subito una ingiustizia e presentare dei ricorsi». —

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