L’ateneo non lo assume Il medico vince al Tar

Il ricercatore si è visto pure sfumare la nomina ad associato Per i giudici però la prima classificata non ha la laurea giusta

Un’altra procedura di assunzione in ambito universitario “ribaltata” dalla giustizia amministrativa a Trieste. Accolto il ricorso di un medico del dipartimento di prevenzione di Treviso, L.C., secondo classificato nella selezione indetta per assumere un ricercatore con contratto triennale nel settore Igiene generale e applicata e Statistica medica (Dipartimento di Medicina).

Secondo il ricorrente la prima classificata era priva dei titoli adeguati alla tipologia di bando, ovvero la laurea in Medicina. Il tribunale amministrativo presieduto da Oria Settesoldi gli ha dato ragione, disponendo l’ esclusione della candidata vincitrice con conseguente aggiornamento della graduatoria. In sintesi, secondo i giudici il tipo di incarico di ricercatore previsto dal bando presupponeva la laurea in Medicina, mentre la vincitrice aveva una laurea in Biotecnologie, considerata di ramo tecnico. La sentenza è stata comunicata anche al Ministero. L’ateneo triestino si era costituito in giudizio tramite l’Avvocatura di Stato, opponendosi al ricorso. La candidata che era risultata vincitrice, invece, non si è costituita in giudizio.


Il medico era difeso dagli avvocati Guido Sartorato e Francesca Francescutti (Foro di Treviso). L’assunzione e lo svolgimento dell’attività per il triennio gli avrebbe consentito tra l’altro di essere inquadrato direttamente nel ruolo di professore associato dopo valutazione favorevole da parte dell’ateneo triestino. Il ricorrente era infatti l’unico dei candidati in possesso dell’ idoneità al ruolo di professore associato per il settore disciplinare oggetto del bando (Med-42, Igiene generale ed applicata).

Nel ricorso il trevigiano contestava la valutazione del proprio curriculum da parte della commissione che non avrebbe tenuto conto della sua abilitazione scientifica, mentre sarebbe stato sopravvalutato quello della vincitrice. Inoltre se anche fosse stata un medico, la candidata vincitrice possedeva una specializzazione “di area sanitaria” (riservata a non laureati in medicina) in genetica medica, che ha un suo specifico settore disciplinare diverso dall’ Igiene.

Il Tar stigmatizza nella sentenza la mancata previsione nel bando della laurea in Medicina quale titolo di accesso alla procedura. Esiste infatti una suddivisione dei percorsi di specializzazione in due indirizzi, medico e tecnico. La vincitrice ha conseguito una specializzazione di indirizzo tecnico, non riconducibile all’area medica la quale, come previsto dall’ordinamento della scuola, richiede un diverso titolo d’accesso, ovvero la laurea in medicina. Secondo la conclusione del Tar non c’è un’affinità tra corso di laurea in Biotecnologie e quello in Medicina e Chirurgia: «I due corsi, infatti – si legge nella sentenza –, non appartengono allo stesso settore scientifico disciplinare». La prima classificata «è risultata ammessa alla procedura esclusivamente perché in possesso del diploma di specializzazione in Genetica medica, indirizzo tecnico – aggiungono i giudici –, che non avrebbe potuto costituire un valido titolo di accesso alla carriera di ricercatore in area medica». —

P.T.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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