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Coronavirus, il mondo del fitness di Trieste: «Per noi è una vera tragedia»

Palestre, scuole di ballo e centri yoga allo stremo. «Nessuno ci considera. Mancano risposte sulla data di riapertura e sulle misure da rispettare in futuro». A rischio centinaia di posti

Laura Tonero
3 minuti di lettura
Scorcio di una palestra 

TRIESTE I gestori delle palestre grandi e piccole di Trieste fanno difficoltà ad immaginare il loro futuro, e con loro i centri yoga e le scuole di danza e di ballo. Nell’ultimo decreto del Presidente del Consiglio non c’è alcuna indicazione precisa che li riguardi, nessuna data alla quale aggrapparsi se non due righe che confermano lo stop.

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Prima dell’emergenza Covid 19 il mondo del fitness e del wellness a Trieste stava andando a gonfie vele, con una crescita sia degli iscritti sia del numero delle realtà attive sul territorio provinciale. Basti pensare che dal 2014 ad oggi le imprese private che gestiscono palestre o strutture che si dedicano al benessere e allo sport sono passate da 70 a 103, ben 33 in più, con un rapporto di una palestra ogni 2.275 residenti. In bilico, ora, c’è il futuro di queste attività, quello dei loro gestori, dei dipendenti e di centinaia di collaboratori, preparatori atletici, che non hanno diritto nemmeno alla cassa integrazione.

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«Nessuno ci sta prendendo in considerazione, - osserva Fulvio Alberi, da 35 anni nel settore e titolare dell’Aquarium Club -. Non siamo beneficiari di alcun tipo di aiuti e non abbiamo ancora idea di quelle che saranno le misure da adottare per ripartire. È una tragedia, non vedo un futuro sostenibile».

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Quello che è ormai scontato è che le entrate dei clienti dovranno essere contingentate in base alla capienza della palestra, gli attrezzi dovranno essere distanziati e igienizzati dopo ogni utilizzo, ai corsi per consentire le distanze di sicurezza potranno partecipare meno persone per volta, docce e spogliatoi dovranno essere oggetto di continue sanificazioni. Una gestione difficile da sostenere. «Gli spazi e l’organizzazione andranno rimodulati e la gente dovrà inevitabilmente ripensare al suo modo di andare in palestra, - anticipa Alberi - perché, contingentando le entrate, servirà accedere su appuntamento. Sarebbe poi da ipocriti assicurare già da oggi che i costi degli abbonamenti non subiranno dei ritocchi: serviranno delle valutazioni».

Le palestre hanno dovuto sospendere inevitabilmente gli abbonamenti. Le più penalizzate, proprio per una questione di spazi, sono le strutture meno grandi, come la palestra Gymnica. «La mia è una realtà piccola e ho già esaurito le mie risorse - ammette Martina Baldas, titolare da 16 anni di quella palestra -. C’è grande solidarietà da parte dei clienti, al punto che, per dare un segnale di continuità, sto proponendo gratuitamente delle lezioni da remoto su Zoom o su Instagram». Baldas fa fatica ad immaginare la sostenibilità della struttura dopo la riapertura: «La sanificazione degli spazi e degli attrezzi non mi preoccupa - premette - perché sono stata sempre molto attenta a questo aspetto e continuerò a farlo. Ma ci saranno molte altre imposizioni: ai corsi prenderanno parte poche persone, l’accesso alla zona con gli attrezzi avverrà previo appuntamento, e andrà chiusa la zona docce perché non posso permettermi una persona che le sanifichi insieme agli spogliatoi dopo ogni utilizzo e imporrò solo un veloce cambio delle scarpe».

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Il tappetino per il pilates, per intendersi, sarà bene che ognuno se lo porti da casa. E bisognerà poi mettere in conto che l’oretta in palestra nella pausa pranzo non sarà assicurata a tutti. Ovviamente, però, si va a tentativi «perché potremo ragionare concretamente solo davanti al quanto conterrà il Dpcm che indicherà la data della nostra riapertura», valuta Marco Segina legale rappresentate della palestra Fit Lab a Muggia. «La situazione è drammatica – sostiene - si è parlato molto del campionato di calcio e di qualche sport all’aperto ignorando completamente gli sport indoor. Attorno alla nostra realtà ruotano 20 collaboratori sportivi, 7 dei quali vivono solo di quello che guadagnano dal lavoro in palestra, e la mia preoccupazione più grande in questo momento è rivolta a loro».

Segina nel riorganizzare la struttura prevede la gestione degli appuntamenti attraverso una App, «inoltre, - continua - stiamo cercando di capire se può esserci uno sviluppo importante delle lezioni da remoto, in maniera da offrire anche una tariffa più bassa a chi segue da casa lasciando posti liberi in palestra». Da mettere sul piatto, inoltre, anche una minor possibilità di spesa da parte di molte persone che dovranno valutare se potersi permettere o meno in futuro la palestra.

Nella totale incertezza anche i centri yoga. «Non abbiamo nemmeno una data alla quale aggrapparci, - denuncia Marina Marras Sferza di Armonicamente -. Per ora abbiamo spostato l’attività su piattaforme on line, ma non è la stessa cosa. Mi chiedo anche come una disciplina come lo yoga che lavora molto sulla respirazione potrà reggere con addosso una mascherina. Brancoliamo nel buio» – .

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