Trieste, grande distribuzione in via Flavia: congelate le richieste

Roadhouse e, più avanti, Obi: due degli ultimi insediamenti in via Flavia e dintorni.

Coselag, l’ex Ezit, ha chiesto al Comune di concertare il futuro di aree di possibile utilizzo retroportuale

TRIESTE Arrivederci alla grande distribuzione (gdo) in via Flavia e dintorni. Arrivederci a 25.000 metri quadrati di area commerciale “mista” complessivamente richiesti nella zona che a grandi linee coinvolge, nei pressi di via Flavia, le direttrici di via Caboto e del Canale navigabile. Arrivederci a sette spunti progettuali che al 19 giugno 2019 avevano risposto all’avviso comunale, pubblicato per raccogliere manifestazioni di interesse sulla variante urbanistica di via Flavia, “aperta” a destinazioni commerciali di medie-grandi dimensioni.



Tutto congelato. L’iter della variante è sospeso: lo annuncia la delibera giuntale 146 illustrata dall’assessore leghista Serena Tonel, d’intesa con la collega all’Urbanistica Luisa Polli. A redigere l’atto il dirigente del servizio attività economiche, Francesca Dambrosi. Arrivederci non addio: congelato, sospeso, non cancellato sottolineano in Municipio «in attesa degli approfondimenti legati alla fase di concertazione e di intesa richiesta dal Coselag».

Toh, il Coselag, erede dell’Ezit, ha battuto un colpo. L’acronimo significa Consorzio di sviluppo economico locale dell’area giuliana: un modello ispirato dalla Regione Fvg, quando, durante l’era Serracchiani, venne liquidato l’Ezit causa debiti fiscali. Coselag è controllato dall’Autorità portuale con il 52% delle quote, una share del 16% cadauno ai Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo. Presidente è lo stesso numero uno dell’Autorità Zeno D’Agostino, nel cda siedono la vice Sandra Primiceri (sempre Autorità) e i rappresentanti dei municipi che sono tre profili burocratici, cioè Santi Terranova (Trieste), Antonio Maria Carbone (Muggia), Ales Kapun (San Dorligo). Esponenti della politica, del mondo delle imprese, dei sindacati non risultano in un organismo chiamato ad assumere decisioni e iniziative di carattere economico.



Bene. Però il Coselag, nella cui competenza rientrano alcune zone afferenti all’asse di via Flavia, ha proposto al Comune di avviare una concertazione tecnica tra enti «alfine di addivenire a un’intesa propedeutica ai mutamenti di destinazione di beni immobili inclusi nelle suddette zone». Fuor di metafora, al Consorzio interessa l’area in questione dal punto di vista retroportuale, ovvero valutandone l’utilizzo in un’ottica non commerciale. L’articolata (e trascurata) rete ferroviaria è uno degli asset da recuperare alla lussureggiante vegetazione o alla funzione di parking.

Si ricorda che il binario costeggia via Flavia dalla Illy fino all’ingresso dell’ex Aquila, dove un domani potrebbe essere rimesso in attività al servizio del futuro terminalista ungherese. A dire il vero - riporta la delibera - Confcommercio e la slovena Ures hanno richiesto a loro volta che nell’aggiornamento del Piano del commercio «venga prevista l’attivazione prioritaria delle superfici che il piano urbanistico già destina al commercio, anziché creare ulteriori zone urbanistiche a destinazione commerciale». Ciao via Flavia commerciale. Ma che bisogno c’era di suscitare interessi imprenditoriali? Perché Dipiazza, che ha votato la delibera, aveva spesso accennato a nuove attività gdo nella periferia sud triestina (dove è sorto Obi)? E che ne sarà dell’ex Olcese (proprietà Coselag), rudere tra i ruderi? —


 

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