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Navette casa-lavoro e posti da prenotare: a Trieste i bus si attrezzano per il post pandemia

Controlli a bordo di un bus

TriesteTrasporti e Apt studiano nuove misure di sicurezza  Si punta anche su corse a chiamata e contapasseggeri

TRIESTE Mascherine e guanti obbligatori, accessi contingentati, distanze come da manuale anti-Covid. E navette dedicate, corse su prenotazione e a chiamata. Ma non termometri: sarebbero troppo costosi e imporrebbero all’autista funzioni non di sua competenza. Le aziende del trasporto pubblico locale stanno predisponendo i piani per quando finirà il “lockdown” ma, sin d’ora, avvertono che non c’è nessuna intenzione di vedere trasformati i dipendenti in sceriffi.

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Materia da maneggiare con attenzione. Perché per loro natura i mezzi del trasporto pubblico vivono in condizioni normali l’assembramento quotidiano di lavoratori e studenti. Ma dato che nulla sarà come prima, e per un po’ di tempo, si tratta di definire un protocollo sicurezza con le parti in gioco. L’assessore regionale Graziano Pizzimenti, non a caso, ha convocato per domani una videoconferenza con i responsabili delle aziende provinciali del Tpl e le associazioni delle categorie produttive.

«Dopo un periodo in cui, per il calo degli utenti, il servizio su gomma, come quello su rotaia, ha visto ridotte le corse del 30% – commenta l’assessore –, la fase 2 richiede un progetto condiviso che tenga conto della modalità con cui le imprese torneranno tutte operative. Il nostro compito sarà di fare sintesi tra il protocollo italiano, di cui si discute a livello di regioni, con Liguria, Veneto, Lazio, Campania e Calabria a fare da capofila nel confronto con il ministro Paola De Micheli, e le misure che prevederemo sul territorio».



Il dibattito nazionale vede emergere tra l’altro quanto elaborato dall’ufficio studi di Asstra, l’associazione che riunisce le aziende di trasporto pubblico, un ampio dossier con un pacchetto di soluzioni che Aniello Semplice, ad di Trieste Trasporti e della holding Tpl Fvg, ma anche membro di giunta della stessa Asstra, ha già in cantiere per il Fvg. «Per dare un senso al Tpl in questa fase di emergenza occorre prima di ogni altra cosa ripensare i tempi della città e della produzione in senso lato – spiega –; da subito, inizio maggio, per accompagnare la ripresa graduale delle attività produttive, immediatamente dopo per lavorare, coordinati dalla Regione, in vista della riapertura delle scuole. Il modello conosciuto finora per cui migliaia di studenti entrano allo stesso minuto in classe ogni mattina ed escono più o meno nello stesso momento è impensabile. In un contesto così riscritto, dobbiamo avere la capacità di ricalibrare l’offerta».

Entrando più nel dettaglio, «se penso ai campus di Padriciano e Basovizza di Area Science Park, che, in una giornata pre-crisi contavano fino a 2mila presenze, centinaia delle quali sceglievano l’autobus, devo capire come riportare, scaglionate, queste persone in sede. Servono strumenti che combattano il rischio della disaffezione verso il trasporto collettivo. Ecco dunque le navette dedicate, che possono consentirci di dare una risposta al mondo del lavoro, e, per altre esigenze, i servizi a chiamata, piattaforma già in uso a Trieste, da attivare su richiesta di un certo numero di cittadini, e quelli a prenotazione obbligata; ogni giorno inserisco nella programmazione un numero di corse dove si sale solo con il posto prenotato. Infine, serve il monitoraggio dei flussi mediante contapasseggeri e videosorveglianza, già presenti su tutta la nostra flotta».

Ma quanti utenti potranno salire su un autobus? «Il criterio più restrittivo è di uno a metro quadrato, vale a dire che su uno snodato da 18 metri ci può essere spazio per 35-40 persone – precisa Semplice –. Puntiamo però come sistema a far comprendere che, ferma la necessità dei dispositivi individuali, si può in sicurezza raddoppiare la capacità fino a 2 persone per metro quadrato». Quanto alla misurazione della temperatura, «il tema è senz’altro di rilievo, ma l’autista deve fare l’autista, non può essere un suo compito».

Anche a Gorizia ci si sta preparando. Caterina Belletti, presidente di Apt, spiega che l’azienda «ha iniziato da subito a ragionare sulla fase 2, «anche per il fatto di dover tener conto in tempi più brevi della ripresa del lavoro alla Fincantieri». Uno studio a monte «ha riguardato proprio la verifica di quanto incidesse quel flusso sul nostro servizio – prosegue Belletti –, in modo da agire da conseguenza. A questo punto non ci resta che attendere le indicazioni del ministero dei Trasporti e della nostra Regione per attivare la fase 2 su linee e corse, con un lavoro quotidiano di monitoraggio di accessi e richieste. Ripartiremo con mascherine e distanze sociali, ma servirà anche il senso civico delle persone, perché gli autisti non sono sceriffi». —


 

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