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Scenario economico peggiore di quello della crisi del 2008. Pil stimato a -7,1%

Studio di Prometeia: un calo più rilevante di quello del 6,5% atteso nella media italiana. Caro il prezzo per l’industria

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MILANO Lo scenario economico che si prospetta per il Friuli Venezia Giulia è peggiore che nel resto d’Italia. Si può sintetizzare così il quadro che emerge da uno studio di Prometeia sulle economie locali. In particolare, il Pil regionale quest’anno dovrebbe calare del 7,1% contro il -6,5% del dato nazionale e il -7,0% dell’intero Nord-Est.



Guardando al valore aggiunto per macrosettori, a pagare il prezzo più salato sarà l’industria, con un calo atteso del 13,5%, sostanzialmente in linea con quello previsto per la macroarea e l’intera Penisola. A seguire le costruzioni, con una contrazione del valore aggiunto stimata al 12,9% (un decimale peggio del Nord-Est e due meglio dell’Italia nel suo insieme). Non sono attese grandi differenze tra la regione e le altre aree prese come comparazione sul fronte dei servizi, visti in calo del 4,7%. Mentre sul fronte dell’agricoltura il Fvg limiterà i danni, con un valore aggiunto atteso a -3,6% contro il -3,9% nazionale, ma peggio del -2% per l’intero Nord-Est. A conti fatti la regione pagherà un prezzo più salato della media nazionale per la sua forte esposizione al comparto industriale, il più colpito dal blocco alla circolazione in atto da settimane, oltre che il più esposto (rispetto ad agricoltura e servizi) ai mercati internazionali, i cui commerci sono destinati a restare paralizzati a lungo per le dimensioni assunte dalla pandemia.

La stessa Prometeia ha da poco pubblicato uno studio che indica per quest’anno un crollo dei ricavi per la manifattura italiana nell’ordine del 14%, ossia 159 miliardi di euro in valori correnti. Né c’è da essere ottimisti su una robusta ripresa nel 2021: il prossimo anno la risalita dei ricavi nella manifattura dovrebbe essere limitata al 3,1%, meno di un quarto di quanto perso nel 2020. Tanto da far dire a Prometeia che non vi sarà la classica dinamica a V, ma piuttosto a U, con la base molto dilatata nel tempo. Quanto ai settori di attività, peggio di tutti se la passa la categoria alberghi e ristoranti (-26,7% sul 2019), davanti ad autoveicoli e moto (-23,6%) e treni, aerei e navi (-22,5%). «Per l’industria si prospetta un pesante crollo dell’attività produttiva, in conseguenza del lockdown che ha coinvolto le aziende del settore», spiega la senior partner di Prometeia Alessandra Lanza. «Dal lato della domanda, la spesa per consumi delle famiglie residenti in Fvg subirà una battuta d’arresto superiore alla media nazionale, anche se inferiore al Veneto». E non è finita qui: «Le difficoltà delle aziende bloccheranno gli investimenti in regione, che comunque sconteranno un calo leggermente inferiore rispetto alla media ndella Penisola», aggiunge l’esperta.

Tornando al Pil, per avere un termine di paragone, nel corso del 2009 - l’anno successivo allo scoppio della grande crisi finanziaria internazionale - l’indicatore era calato del 5%. Quello che si prospetta per questo 2020 è dunque un crollo superiore di 2,1 punti percentuali. Con quali conseguenze è facile immaginare: se le aziende più grandi dal punto di vista della capitalizzazione e più dotate di liquidità potrebbero in qualche modo ammortizzare il colpo, il calo dei ricavi potrà rivelarsi letale per le migliaia di piccole e medie imprese che caratterizzano il territorio regionale. Aziende in molti casi con buoni fondamentali, ma che difficilmente potranno sostenere l’onda d’urto di una crisi senza precedenti dal Dopoguerra a oggi. Certo, il Governo si è impegnato ad assicurare che non venga meno la liquidità in banca fornendo l’ombrello della garanzia statale sui prestiti: una misura che potrà contenere i danni, non evitarli. Perché il problema principale è dovuto alla paralisi totale della domanda per diversi mesi, seguita da una ripartenza che non potrà che essere a rilento. —


 

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