Casi di contagio in reparto a Cattinara, ortopedia e terapia intensiva tremano a Trieste

L'ospedale di Cattinara a Trieste

Allarme bis nell’ospedale giuliano dopo la chiusura di Medicina d’urgenza. Registrati in regione 59 nuovi ammalati

TRIESTE Uno tsunami sanitario inedito e imprevisto, unito alla difficoltà ad applicare tempestivamente le misure di prevenzione. Si spiega così il nuovo contagio del personale della Medicina d’urgenza dell’ospedale di Cattinara, dove la chiusura del reparto sta già mandando in difficoltà le attività del Pronto soccorso. Se la giunta Fedriga rivendica di essersi mossa rapidamente per arginare il focolaio, due circolari emanate dall’Azienda sanitaria dimostrano la lentezza del sistema ad adeguarsi all’emergenza e fronteggiare il coronavirus fra le corsie, dove aumentano i sanitari colpiti. Altri dipartimenti del nosocomio vivono intanto ore di attesa, dopo l’emergere di pazienti positivi che potrebbero generare infezioni a cascata in settori chiave come la Terapia intensiva e l’Ortopedia.



Tutto avviene a Trieste, che ieri registra 56 dei 59 nuovi positivi in Fvg. I casi accertati in regione salgono a 2.675 e il capoluogo si conferma epicentro dell’emergenza. I morti arrivano a 220: 111 a Trieste (+2), 63 a Udine (+1), 43 a Pordenone e 3 a Gorizia. La distribuzione dei positivi vede Trieste a 1.067 infettati (+56), Udine a 897 (+2), Pordenone a 574 (+1) e Gorizia a 132. Si trovano in terapia intensiva 23 pazienti (-3) e 148 sono ricoverati in altri reparti (-11), mentre 1.257 sono gli ammalati in isolamento domiciliare.

Ospedali e case di riposo sono ormai i principali centri di contagio. Ma se il nemico è subdolo e spesso diffuso da asintomatici, a contribuire allo sviluppo dell’infezione sono state forse anche un’impreparazione culturale inevitabile davanti a un avversario sconosciuto e la scarsità di dispositivi di protezione. A due giorni dal primo positivo in Fvg, il 27 febbraio la direttrice sanitaria facente funzione di Asugi Adele Maggiore spiegava ai dipendenti in una circolare che «con molta difficoltà stiamo cercando di procurarci i dpi in numero adeguato. Ricordo che al momento non servono per la prevenzione dell’infezione in quanto non è stato osservato alcun caso. Invito tutti a non usarli indiscriminatamente ed esclusivamente se indicato».

È la stessa Maggiore ad aver diffuso ieri, dopo la chiusura di Medicina d’urgenza, una nota per ricordare agli operatori di indossare cuffie, mascherine, occhiali, camici impermeabili, guanti e calzari, ridefinendo «il percorso per i pazienti con sintomatologia sospetta in presenza di tampone negativo, provvedendo a isolarli in stanze singole e trattandoli con addosso i dpi».



Eppure, nonostante le raccomandazioni, qualcosa continua a non funzionare se, dopo quanto accaduto a Medicina d’urgenza e prima ancora alla Geriatria del Maggiore (primo importante focolaio ospedaliero con oltre 20 contagiati), altri due reparti vivono col fiato sospeso. A Ortopedia un paziente è risultato positivo dopo giorni di ricovero e altri quattro attendono il risultato: nessun operatore è stato però ancora sottoposto a tampone.

Lo stesso avviene nella Terapia intensiva post operatoria di Cattinara: secondo fonti sindacali, un uomo è stato operato tre giorni fa subito dopo l’arrivo al Pronto soccorso, venendo trattato in una sala operatoria normale, pur avendo dichiarato di avere la moglie positiva e pur esistendo a Cattinara una sala per pazienti Covid. Cgil, Cisl e Fials chiedono all’Azienda «quali siano i protocolli per la gestione del paziente Covid positivo. Se tali protocolli esistono, vogliamo sapere se gli stessi vengano rispettati, viste le segnalazioni pervenuteci». Dalla direzione del reparto si fa sapere che gli spazi sono stati sanificati e l’uomo è stato sempre intubato, riducendo il pericolo di dispersione del virus attraverso il respiro. Alcuni fra sanitari e pazienti sono in attesa di tampone, ma il personale continua a lavorare in sorveglianza attiva, essendo per ora asintomatico.

In questo contesto suona quasi beffarda un’altra circolare in cui la direzione dell’Azienda annuncia di aver avviato la riflessione sulla fase 2, mirante a «pianificare la progressiva riapertura delle attività di ricovero e ambulatoriali, ferma restando la necessità di garantire percorsi e modalità di accesso sicuri». Questione di non poco conto, dopo la scelta di ospitare pazienti infetti sia all’ospedale Maggiore che a Cattinara, rinunciando ad avere una struttura “pulita”.

Il vicepresidente Riccardo Riccardi rivendica intanto la correttezza della chiusura della Medicina d’urgenza: «Misura coraggiosa adottata sia per tutelare la salute di sanitari e pazienti, sia per consentire un’accurata sanificazione al fine di cancellare il rischio di diffusione dell'infezione all'interno dell'ospedale». Il reparto che ospita i pazienti gravi arrivati dal Pronto soccorso è passato però da 24 a 6 letti provvisori e già ieri ciò ha causato difficoltà nella gestione di pazienti che arrivano al Ps con codice rosso. Riccardi spiega che «la chiusura è temporanea. Purtroppo il Covid-19 è un nemico del quale si sa ancora poco e i tamponi non hanno affidabilità assoluta, ma siamo riusciti a ricostruire immediatamente la catena dei contagi e attuare subito le misure di isolamento». —




 

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