Dalle lepri di giorno al canto degli uccelli Il silenzio trasforma gli animali selvatici

Branco di cinghiali lungo la strada regionale vicino Sagrado. L’esperto: «Finito l’isolamento servirà fare più attenzione»

Cinghiali a Sagrado, l'avvistamento dall'auto

SAGRADO Il video con il branco di sette cinghiali che corre contromano lungo la strada regionale 305 all’altezza della stazione ferroviaria di Sagrado ha prima fatto il giro degli smartphone via Whatsapp, poi è finito sul gruppo facebook “Sagrado San Martino Poggio Story”. L’autore è sconosciuto, ma le immagini sono eloquenti. Anche se non nitidissime, raccontano una volta di più come il vuoto lasciato dall’uomo venga rapidamente riempito dalla fauna selvatica.

In condizioni normali, in quel tratto di strada il traffico non si ferma mai. Via De Gasperi è da sempre riconosciuta come la cerniera tra l’Alto e il Basso Isontino. Chi si deve spostare dal Monfalconese al Goriziano (e viceversa) passa soprattutto da lì. Le alternativa sono il Vallone o l’autostrada. La Sr305 rimane però di gran lunga la via più diretta e in situazioni normali è trafficata anche nelle ore notturne. I cinghiali del video, però, possono correre senza pericolo indisturbati contromano verso Monfalcone prima di scartare all’improvviso a sinistra e scomparire tra l’erba alta.

Per gli studiosi di fauna selvatica, l’attuale lockdown rappresenta una situazione inedita che permette di aprire nuovi scenari. «Per noi è una grande occasione per osservare il comportamento degli animali», assicura Stefano Filacorda, coordinatore degli studi sulla fauna selvatica dell’Università di Udine. «Tutti gli animali, anche i più rari come l’orso o il lupo, hanno attuato una serie di strategie per vivere in un ambiente dove la presenza dell’uomo è predominante. In alcuni casi continuano a vivere come se ci fosse ancora in giro l’uomo, ma in altri, quando vedono che hanno spazio per muoversi e capiscono che non ci sono pericoli, si allargano. È questo il caso del cinghiale, l’animale che forse più di altri è capace di adattarsi».

In attesa di poter recuperare tutti i dati registrati in quest’ultimo mese dalle fototrappole piazzate in tutta la regione, Filacorda osserva empiricamente che ci sono stati già dei cambiamenti nei ritmi biologici degli animali. «Molte specie temono l’uomo e diventano più notturne di quello che altrimenti sarebbero, ora però si vedono un po’ di più durante il giorno, per esempio, penso alle lepri e ai caprioli». Delle risposte più precise arriveranno nei prossimi mesi quando verranno analizzati i dati dei radiocollari (dove ci sono). «Quello che è certo - prosegue il ricercatore - è che ci sono state delle invasioni di campo su certe strade che prima erano affollate e ora non lo sono più. Anche il calo del rumore causato dai veicoli in transito può avere avuto un’influenza, penso al canto degli uccelli. Con il silenzio, adesso gli uccelli riescono a interagire più facilmente».

Nonostante il quasi totale azzeramento del traffico, nel corso di quest’ultimo mese sono stati comunque registrati alcuni investimenti di animali. I ricercatori dovranno capire quanto siano diminuiti e cosa accadrà una volta che la situazione tornerà alla normalità. «Quando l’isolamento terminerà, gli animali si saranno abituati ad attraversare le strade e a frequentare le aree urbane. Quindi si può ipotizzare che il numero degli incidenti potrebbe aumentare». Che ci sarà un aumento degli investimenti è praticamente certo, ma ci sarà da capire se il numero degli incidenti si limiterà a compensare quelli mancati nel periodo di lockdown o sarà superiore perché ci sarà in giro un maggior numero di animali selvatici ormai abituato a frequentare le aree fortemente antropizzate.

Auspicando che al termine di quest’inedita fase di stop il rapporto tra l’uomo e gli animali possa cambiare, filosoficamente Filacorda conclude: «Il lockdown dà a molti di noi l’occasione di evolvere nei comportamenti». —

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