La risposta al Consiglio d’Europa fa traballare il governo sloveno

Il ministro degli Esteri Anže Logar dovrà spiegare la vicenda in commissione al Parlamento. rtvslo.si

I partner di coalizione Smc, Desus e Nsi: non sapevamo della missiva e siamo contrari ai contenuti

LUBIANA L’altezzosa lettera di risposta della Slovenia al Consiglio d’Europa (CdE), dopo l’avvertimento ricevuto a porre una maggiore attenzione a non ledere la libertà di stampa e le principali libertà democratiche e diritti sociali nelle modalità di lotta dell’esecutivo contro la pandemia di Covid-19, sta diventando un boomerang che rischia di far esplodere la coalizione di governo guidata la premier Janez Janša (destra populista). Tutti gli altri partiti che sostengono l’esecutivo, ossia i centristi di Smc e del Partito dei pensionati (Desus), nonché la destra cattolica (Nsi), esclusa la Sds (Partito democratico) di Janša, hanno preso le distanze dalla missiva bocciandone il tono ma soprattutto il contenuto definito pericolosamente ideologico.



La prima occasione per la coalizione di confronto diretto sulla lettera del governo al Consiglio d'Europa sullo stato dei media, definiti grossolanamente come figliocci del passato regime comunista, sarà la riunione di gabinetto in calendario oggi, ha dichiarato la presidente di Desus Alexandra Pivec.

«Al momento, le circostanze non sono ancora sufficientemente chiare, e abbiamo già chiesto spiegazioni su come sia possibile che questa lettera sia stata spedita, dato che il governo non ne era a conoscenza», ha spiegato la vicepremier Pivec. Pivec che ha anche sostenuto che insisterà per opporsi all'apertura di questioni ideologiche che causerebbero spaccature nella coalizione. «Adesso abbiamo un compito più importante - ha detto - cioè quello di portare la Slovenia il meno possibile danneggiata fuori dalla situazione attuale, quindi ci sono ancora meno motivi per sollevare tali domande».

La Nsi è anch’essa in attesa di chiarimenti sulla missiva di risposta al CdE e in attesa di colloqui all'interno della coalizione e in Parlamento nelle competenti commissioni che, peraltro, sono già state convocate. «Sulla base delle spiegazioni e dei fatti saremo quindi in grado di decidere i prossimi passi», hanno scritto in una nota. Smc ha spiegato che il contenuto della lettera si discosta dalle opinioni e dai valori del partito e pertanto si aspettano un chiarimento delle circostanze della sua realizzazione. Levica (Sinistra, opposizione) chiede le dimissioni del ministro degli Esteri Anže Logar per abuso di potere e infangamento della reputazione del Paese. «Nessun ministro, specialmente quello degli Esteri - scrive Levica - può inviare al mondo alcune considerazioni personali dalla connotazione partitica, considerazioni che poi il mondo crede siano la posizione ufficiale della Slovenia». Ma la cosa più buffa (per usare un termine simpatico) è che il capo della diplomazia slovena sostiene di non aver inviato lui la lettera al Consiglio d’Europa, né di esserne l’autore. Neanche il primo ministro Janša ne sarebbe stato informato. Il “colpevole” di tutto ciò sarebbe il direttore dell Ufficio comunicazione del governo Uroš Urbani.

Ora i casi sono due. Se fosse vero quanto detto dal ministro Logar allora la Slovenia sarebbe una sorta di repubblica delle banane, se il suo ministro degli Esteri e il suo premier non fossero a conoscenza di quanto viene spedito a nome del governo sloveno e per via diplomatica a Srasburgo a un organismo europeo (impossibile ndr.). La seconda opzione è quella che è già stato, o addirittura era già stato identificato prima che tutto ciò “esplodesse”, il capro espiatorio su cui far ricadere la colpa, ossia il direttore dell’Ufficio comunicazione del governo. Ogni regime ha i suoi martiri, punto e basta. Scripta però manent e il vulnus anche. —

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