Riccardo “rimasto” in Cina: «Studio di notte e disegno»

Uno dei disegni del cormonese Riccardo

Il giovane cormonese si è trovato a Wuhan durante lo scoppio dell’emergenza. Due settimane a Roma prima di tornare a casa: «Seguo le lezioni di Pechino»

CORMONS «Per superare la fase di isolamento, la cosa migliore da fare è tenersi occupati in qualche modo». Riccardo Ancora lo sa meglio di altri. Per il ventunenne studente universitario di Cormons la fase di lockdown è iniziata prima che per chiunque altro in Italia. Quando il 23 gennaio il governo di Pechino ha chiuso Wuhan, lui si trovava proprio nella città capoluogo della regione di Hubei. Prima è rimasto bloccato nell’appartamento della famiglia che lo ospitava per il capodanno cinese, poi è rientrato in Italia con il primo volo militare messo a disposizione dalla Farnesina, quindi è rimasto due settimane in quarantena alla caserma Cecchignola di Roma e, una volta terminata la fase di osservazione - tornato finalmente a casa - ha potuto godersi la ritrovata libertà per meno di venti giorni. Come il resto degli italiani, con il decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal 9 marzo ha dovuto chiudersi di nuovo tra le quattro mura domestiche.



In attesa che la situazione si stabilizzi e vengano riaperti i voli per la Cina, dove sta seguendo un biennio di studi alla Capital Normal University di Pechino, Riccardo impegna il suo tempo in due modi: da un lato segue le lezioni on-line della stessa CNU, dall’altra realizza piccoli disegni a pastello.

«Quando ero a Wuhan il tempo passava velocemente. Mi distraevo giocando con il “mio fratellino piccolo”. Allora la chiusura era appena scattata e le restrizioni non erano troppo rigide. La famiglia che ero andato a trovare abitava vicino al fiume e si poteva ancora scendere al parco per una passeggiata. Alla Cecchignola, invece, anche se stavo in una camera da solo, non ero da solo. Due o tre ore al giorno le passavo insieme ai miei compagni di viaggio. Tra loro c’era una ragazza che ogni giorno creava la cover di una canzone con la chitarra. È da lì che mi è venuta l’idea dei disegni. Ora che sono a casa, trovo sempre qualcosa da fare con la mia famiglia. Di notte poi seguo in diretta le lezioni dell’università. Dal lunedì al giovedì mi sballa un po’ il ciclo della veglia e del sonno: potrei vedere le registrazioni durante il giorno, come fanno alcuni miei compagni di corso, ma così non potrei interagire con gli insegnanti».



Al campus internazionale di Pechino Riccardo ha ancora tutte le sue cose. Vista la situazione d’emergenza non è potuto passare a prenderle. Prima di iscriversi a Lingue Orientali a Venezia e poi accedere al programma della doppia laurea con la Capital Normal University, il ventunenne cormonese si era diplomato al liceo artistico “Sello” di Udine. Anche se l’indirizzo di architettura c’entra poco con il disegno a mano libera, le sue miniature a pastello sono comunque dei piccoli gioielli capaci di illuminare la noia dell’inattività forzata.

«Da quando sono ricominciate le lezioni on-line all’università ho meno tempo e un po’ meno idee. Per questo ho chiesto agli amici di suggerirmi cosa disegnare». Chissà se è vero che Riccardo non ha più idee o se, piuttosto, ha solo lanciato un appello per tenere impegnati gli amici e fargli passare un po’ il tempo dell’isolamento forzato. —

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