Trieste, tutti positivi alla casa di riposo “La Primula”: scatta l’evacuazione

I cinque soggetti più gravi all’ospedale, sette alla Salus, gli altri all’Ospizio marino di Grado. Intanto nei condomini montano rabbia e preoccupazione: «Troppi contatti con quegli anziani» 

La "Primula" focolaio del contagio a Trieste: l'operazione di trasferimento degli ospiti

TRIESTE L’emergenza coronavirus scoppiata nella casa di riposo “La Primula” ha obbligato l’Asugi a trasferire tutti gli ospiti in altre strutture.

Una presa in carico necessaria, come specifica la stessa Azienda sanitaria, per tutelare l’incolumità degli anziani e proteggere la sicurezza degli operatori, dopo la positività rilevata in tutti i 40 ospiti, in otto dei 22 dipendenti e nell’amministratore delegato Matteo Spangaro. È in via Molino a Vento che si è scatenato dunque il focolaio più grave da quando anche a Trieste si è diffusa la pandemia, che sta coinvolgendo diverse strutture per anziani.

Negli ultimi giorni, proprio a “La Primula”, sono morti otto ospiti con pluripatologie, che però non avevano fatto il tampone. In ospedale, da ieri, sono stati trasferiti, grazie agli operatori del 118, cinque anziani con sintomatologia da Covid-19 severa, mentre nella Casa di cura Salus verranno assistiti sette ospiti con sintomatologia clinica più lieve. Alla Rsa dell’Ospizio Marino di Grado verranno invece accolti tra domani e sabato i restanti pazienti Covid con sintomatologia più lieve.



Si stima che l’evacuazione della struttura – come comunicato dall’Asugi stessa – verrà conclusa prima del fine settimana. Tutto, viene spiegato, era iniziato con l’insorgenza di febbre in alcuni anziani, segnalata sabato 4 aprile.



Il giorno dopo, domenica 5, sono stati eseguiti i primi tamponi, estesi poi lunedì 6 a tutti gli ospiti e agli operatori. Il Distretto 3 Asugi – si legge nella nota – ha riorganizzato l’assistenza ai positivi con i propri operatori e le attività di messa in sicurezza del personale della casa di riposo. E si specifica che la struttura è stata dotata dei dovuti dispositivi di protezione individuale da subito.

Il coronavirus in realtà ha scoperchiato un vaso di Pandora in uno stabile dove i rapporti tra la proprietà della casa di riposo e le sette famiglie residenti erano già abbastanza tesi. Spuntano esposti ai Carabinieri del Nas e segnalazioni all’Asugi, mentre «l’amministratore dello stabile si vuole dimettere», specifica il condomino del terzo piano Marco Rodriguez. Alla base dei litigi, la «promiscuità» tra gli anziani, «che spesso sfuggono al controllo degli operatori», e i residenti. E anche ieri mattina, come testimoniano delle fotografie scattate da alcuni residenti, gli anziani della struttura, senza guanti né mascherine, usavano l’ascensore condominiale. «Un ascensore che in mancanza di quello che la casa di riposo dovrebbe avere in esclusiva – insiste Rodriguez – è stato, dal martedì sera, bloccato ai residenti». I condomini sono insomma su tutte le furie: «Perché nessuno ci ha avvisati?», tuona lo stesso Rodriguez: «Potremmo avere contratto anche noi il virus visto che siamo costretti a essere in continuo contatto con gli ospiti della struttura. I rifiuti “sanitari pericolosi a rischio infettivo” vengono lasciati in mezzo alle scale. Gli operatori entrano con bombole e tute e si cambiano nell’atrio. Qui vivono un paziente oncologico e famiglie con bambini. Non esiste una norma in Italia che vieti alle case di riposo l’uso promiscuo. Però penso che sia l’ora di intervenire”.

E ora incombe l’incognita, per i residenti, se fare il tampone o meno. Carla Dorigo, al secondo piano, condivide il pianerottolo con la struttura. «Da un po’ non uso l’ascensore. Ci sono diverse contraddizioni: ieri mi sono rinchiusa a casa in autoisolamento e gli ospiti invece erano liberi di circolare per il palazzo», racconta: «Si sarebbero dovuti tutelare loro e noi. Il mio medico di base mi ha consigliato di mettermi in lista per il tampone».

Un altro condomino ammette: «Ho chiamato il medico curante, dice che se avrò sintomi dovrò fare il tampone. Ma qui siamo in una polveriera, ci troviamo prigionieri a casa nostra, con gli anziani che spesso urinano nell’ascensore». Resta ora da capire quando “La Primula” e gli spazi limitrofi verranno sanificati. A ieri la proprietà, contattata, non ha risposto.—


 

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