Sale l’allarme contagiati nelle case di riposo: 39 su 40 a “La Primula”. L'Asugi: "Al via il trasferimento di tutti gli ospiti"

Il trasferimento degli ospiti in ambulanza e, a destra, la Primula

La Salus a Trieste e l'Ospizio marino di Grado coinvolti nel via ai trasferimenti di alleggerimento. I casi più gravi in ospedale. Positivi a quota 2.154 in regione, 165 vittime

AGGIORNAMENTO In merito ai casi di coronavirus emersi nella casa di riposo La Primula, l'Asugi rende noto che "per tutelare l'incolumità degli ospiti e per proteggere la sicurezza degli operatori e la salute pubblica, sta venendo attuato il trasferimento di tutti gli ospiti. Vengono trasferiti in ospedale i 5 ospiti con sintomatologia da covid più severa; nella casa di Cura Salus i 7 ospiti con sintomatologia clinica più lieve; all'Ospizio Marino di Grado (RSA) le restanti 24 persone Covid positive con sintomatologia più lieve. Già da oggi gli ospiti più gravi saranno indirizzati in ospedale e saranno identificati i soggetti da indirizzare alla casa di Cura Salus, che potrebbe iniziare l'accoglimento tra oggi e domani, e i soggetti da indirizzare all'Ospizio Marino, che potrebbe iniziare l'accoglimento tra venerdì e sabato". L'Asugi aggiunge che è stata informata la Centrale Operativa del 118, per organizzare gli spostamenti in ambulanza degli ospiti più compromessi e il trasporto protetto degli ospiti meno gravi. Si conta di effettuare l'evacuazione della struttura prima del fine settimana pasquale. La presenza di alcuni ospiti febbrili era stata segnalata il 4 aprile. Il 5 aprile, domenica, sono stati eseguiti i primi tamponi per la ricerca del virus Covid19. Lunedì 6 aprile sono stati eseguiti i tamponi a tutti gli altri ospiti e agli operatori; il Distretto 3 di ASUGI ha riorganizzato l'assistenza agli ospiti con I propri operatori e le attività di messa in sicurezza degli operatori. Il 7 aprile è stata notificata dal Dipartimento di Prevenzione la positività al COVID di tutti gli ospiti presenti in struttura. Si specifica che Asugi ha dotato la struttura dei Dispositivi di protezione individuale da subito".

TRIESTE «È il problema più rilevante», dice nel pomeriggio il vicepresidente Riccardo Riccardi sulla situazione nelle case di riposo invase dal coronavirus. In serata emerge l’ultimo focolaio, nella polifunzionale triestina “La Primula”: 48 tamponi positivi, 39 su 40 tra gli ospiti, otto su 22 tra i dipendenti e quello di Matteo Spangaro, l’amministratore delegato.

«Viste le notizie che arrivavano da Milano, avevamo già chiuso la struttura ai parenti il 24 febbraio. La carenza dei dpi è però stata fatale, per noi come per tanti altri», afferma Spangaro:« Sono certo che ne usciremo, ma il nostro adesso è un appello alla città, che ringraziamo anticipatamente: ci servono volontari per garantire l’assistenza». In un Friuli Venezia Giulia in lotta da 39 giorni contro il coronavirus si continuano a contare i decessi: quattro anche ieri, ora sono 165, di cui 85 a Trieste.



In pochi giorni a “La Primula” sono morti otto ospiti con pluripatologie. Non avevano fatto il tampone. Quanti altri possono essere sfuggiti dall’elenco ufficiale? Quanti sono i contagiati isolati dai parenti nelle 175 strutture del Fvg (quasi 11mila i posti letto), di cui una novantina a Trieste? Quanti morti hanno origine in casa di riposo o in rsa? A sommare i bollettini di giornata dovrebbero essere una sessantina.

Oggi potrebbero arrivare risposte precise durante l’audizione di Riccardi in Terza commissione. Ma che ci sia un’emergenza in corso nei luoghi della fragilità è certo. Perché realtà con una vocazione sociale si sono trovate spesso impreparate per mancanza di conoscenza infettivologica. E a volte (quante volte?) è stato anche difficile trovare la conferma di un tampone a sintomi compatibili con il Covid-19, con il risultato di diffondere il contagio pure tra gli operatori sanitari.

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A ricostruire le ultime, drammatiche settimane è Claudio Berlingerio, presidente a Trieste di due convenzionate, la “Mademar” e la “Ad Maiores”, 75 posti letto ciascuna. «La Regione si è mossa per tempo con direttive rigorose e le strutture hanno rispettato l’obbligo di chiudere le porte. Ma molto spesso il virus è entrato ugualmente da fuori, da persone che arrivavano dall’ospedale già contagiate». Alla “Mademar” si contano una quindicina di ospiti con sintomi da coronavirus e una decina tra i sanitari.

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«Tutto è iniziato con qualche stato febbrile e uno in particolare ci ha convinto all’isolamento in un piano vuoto. Una sorta di zona rossa – spiega Berlingerio – che ci ha consentito di contenere l’epidemia, ma di non interromperla visto il passaggio continuo da e per l’ospedale». Alla “Ad Maiores” è andata meglio: un solo caso finora. Ma si combatte quotidianamente con il nemico invisibile. E la difficoltà «è aggravata dal ritardo dei tamponi», aggiunge Berlingerio: «Dopo le prime febbri di pazienti con pluripatologie gestite come si trattasse di influenza stagionale, sarebbe stato e sarebbe opportuno procedere a tappeto».



La Regione, due giorni fa, i tamponi ha iniziato a farli ai parenti dei sanitari della casa di riposo di Paluzza, l’ennesimo focolaio. Ma Riccardi ribadisce che «non esiste un modello valido per tutti i casi. I tamponi si fanno quando ci sono le condizioni per farli, vale per gli anziani come per gli operatori sanitari: una volta che ho fatto i tamponi a tutti, non ho risolto il problema perché l’esito non consente di sapere quello che accadrà nei giorni successivi». Di certo, ribadisce il vicegovernatore, «sul tema delle case di riposo, che è certamente la questione più rilevante, allargata all’intero mondo della fragilità, la Regione è scesa in campo da subito. Non so davvero se essere più amareggiato o più arrabbiato per le critiche del sindacato e dalla politica».

Il riferimento è alle parole, il giorno prima, di Roberto Treu dei pensionati Cgil e ieri della senatrice dem Tatjana Rojc, che ha accusato la giunta Fedriga di essere «in ritardo sule case di riposo». In un clima teso, e mentre i nuovi positivi frenano (ieri 51, il totale è 2.154), calano le ospedalizzazioni in terapia intensiva (da 46 a 45) e aumentano i guariti (610, +61), oggi le categorie cercheranno di avere qualche dato certo dal Comune di Trieste. «Sentiremo dall’assessore Grilli l’aggiornamento su una situazione che resta pesante anche per rsa, residenzialità e disabilità», dice Rossana Giacaz della Cgil. E sempre oggi si completerà al “Sanatorio triestino” l’ingresso di una trentina di persone, come concordato tra Asugi e sanità privata, un’operazione di trasferimento di un centinaio di pazienti sia Covid che no Covid, in strutture “filtro” per evitare ulteriori contagi. Altri 36, da domani, entreranno alla “Salus”, poi sarà la volta dell’Ospizio marino di Grado: il direttore sanitario Massimo Mascolo sta lavorando per preparare tra i 30 e i 40 posti. «Ma tutte le strutture della regione stanno dando il loro contributo – informa Salvatore Guarneri, dg del Sanatorio e presidente regionale dell’Aiop, associazione italiana ospedalità privata –. Con l’azienda sanitaria c’è una fortissima collaborazione e siamo dunque pronti ad accogliere persone positive al Covid, che provengono dalle case di riposo, e non contagiati, che escono invece dall’ospedale. Ci siamo organizzati con personale separato in aree diverse per evitare qualsiasi rischio».—


 

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