È allarme in Serbia: verso il coprifuoco “h24” a Belgrado per fermare i contagi

Un operaio pulisce con potenti getti d’acqua una via centrale di Belgrado completamente vuota a causa del “lockdown” .

Costretti all’ospedalizzazione anche coloro che hanno  una forma leggera di Covid-19. La quarantena è di 28 giorni

BELGRADO Allarme e tensione in Serbia per l’avanzata della pandemia di coronavirus. I numeri iniziano a spaventare il governo guidato da Ana Brnabic, fedelissima del presidente Aleksandar Vučic, al punto che è stato deciso di vietare qualsiasi forma di quarantena domiciliare. Da oggi chi è affetto da Covid-19, anche se non in modo grave, sarà obbligatoriamente ricoverato in ospedale. Tali istruzioni sono state fornite alle autorità locali dal ministero della Sanità. Fino ad ora, le persone infette che non avevano sintomi o avevano una forma lieve potevano godere dell’assistenza domiciliare. D’ora in avanti, invece, saranno ora curati negli ospedali temporanei di fortuna che sono stati approntati a Belgrado, Niš e Novi Sad.



In Serbia nelle ultime 24 ore sono stati accertati altri 247 casi di coronavirus, portando il totale dei contagi a 2.447. Come hanno riferito le autorità sanitarie, si sono registrati altri tre decessi, che sono ora in tutto 61. In ospedale sono ricoverati 1.349 pazienti, dei quali 109 sono in terapia intensiva con aiuto di respiratore. Secondo l'epidemiologo Predrag Kon, in Serbia si sarebbe raggiunto il tetto massimo di infezioni che durerà ancora una decina di giorni. In tale periodo, ha osservato, è estremamente necessario mantenere e rafforzare ulteriormente le misure restrittive a cominciare dall'evitare al massimo i contatti.

La sua proposta, ha detto, è di inasprire le misure nei prossimi otto-dieci giorni vietando ogni tipo di contatto e, se necessario, anche di movimento in talune regioni con maggiori focolai di contagio. Un coprifuoco totale per 24 ore, ha osservato lo specialista, sarebbe utile per Belgrado e altre città che registrano le situazioni più difficili da gestire. Nel Paese, è stato sottolineato, destano preoccupazione alcune situazioni critiche nelle case di riposo e in taluni ospedali, con un numero rilevante di contagi tra gli ospiti degli ospizi e il personale sanitario delle cliniche. A causa di una massiccia infezione, compresi i chirurghi, dopo tre settimane di epidemia, l'Istituto di malattie vascolari a Dedinje, Belgrado, ha dovuto cessare di funzionare. Nel famoso centro specialistico circa 3000 pazienti con problemi cardiaci vengono sottoposti a intervento chirurgico ogni anno. I pazienti che non hanno mostrato segni di contagio da Covid-19 sono stati operati nonostante l'epidemia e l'emergenza. Risultato: 67 infetti tra i dipendenti su 250 testati in questo ospedale.



Nel Paese vige il coprifuoco dalle 17 alle 5, che nel fine settimana viene esteso dalle 13 del sabato alle 5 del lunedì. Per gli ultra 65enni è vietato uscire di casa tranne che nel periodo tra le 3 e le 7 del sabato mattina per fare la spesa.Il grande aumento delle persone infette in Serbia negli ultimi giorni non è solo il risultato di test più approfonditi, ma anche di alcune circostanze specifiche. Una di questi è il fatto che nelle passate settimane la Chiesa ortodossa serba ha tenuto cerimonie ecclesiali, durante le quali si è soliti bere dallo stesso calice e distribuire le ostie da parte dell’officiante con lo stesso cucchiaio. Sono antichissimi riti che possono però diventare fatali nel corso del dilagare di un’epidemia. Solo dalla scorsa domenica i fedeli non sono più entrati in chiesa a causa dell’emergenza epidemiologica. Non risulta dunque estemporanea la preghiera-raccomandazione fatta da Vučic ai serbi via televisione. «Come a dio vi chiedo, per favore non uscite di casa» ha infatti esclamato in una delle sue non poche apparizioni in tv.In Serbia e Montenegro, l'isolamento per chi è affetto da Covid-19 è obbligatorio per 28 giorni, chi lo viola rischia una pena detentiva di tre in Serbia e di 12 anni in Montenegro.

Nell'entità della Republika Srpska (Bosnia-Erzegovina), un regolamento sulle sanzioni, che variano dai 500 ai 5 mila euro, si applica alle persone fisiche e giuridiche che verranno scoperte dalla polizia nel diffondere notizie false e disinformazione, che «causano panico e violano l'ordine pubblico e la pace». Il presidente dell'entità serba della Bosnia-Erzegovina, Zeljka Cvijanovic la quale, dopo l’autoscioglimento del Parlamento dell'entità dieci giorni fa, ha giurisdizione illimitata, ha fatto rispettare l'ordinanza. Cvijanovic ha precisato che «fornire informazioni inesatte sul numero di morti, sulle persone contagiate, sul numero dei respiratori, sulla situazione sanitaria, le istituzioni e la società» sono tutte violazioni che saranno punite. L'opposizione a Banja Luka l'ha accusata di soffocare le critiche e di controllare i media. Sarebbe meglio chiamarla censura di Stato, pardon, di entità. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Merluzzo al vapore al pomodoro e taggiasche, farro, cime di rapa alle mandorle

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi