Artigianato ko, in un mese 157 milioni andati in fumo

Un artigiano al lavoro

È la perdita di fatturato stimata dalla Cgia per la regione: chiuse 6 imprese su 10 Bruni: sta nella liquidità il problema principale. Tilatti: al lavoro per il microcredito

TRIESTE Un crollo del fatturato a livello nazionale di oltre 7 miliardi di euro in un mese (dal 12 marzo al 13 aprile) dopo che il 60% delle ditte artigiane ha dovuto chiudere per l’emergenza Covid-19, mentre chi ha potuto restare attivo ha visto estremamente ridotto il giro d’affari. La Cgia di Mestre ha stimato così gli effetti di questo primo mese di lockdown sui quasi 1,3 milioni di imprese artigiane italiane. Ricadute che in Friuli Venezia Giulia secondo Cgia si traducono in una perdita di fatturato di 157 milioni nel mese, pari al 3,8% del fatturato annuo: delle 27.747 realtà 10.125 sono quelle cui è rimasto consentito operare, mentre ha chiuso il 60,6%, una delle percentuali più alte in Italia.



A confermare il quadro è Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Fvg: «Continuano a operare soprattutto impiantisti, chi lavora sulle strade, nel settore manutenzioni e cibo a domicilio. In quest’ultima categoria ci sono 820 ditte e alcune si sono reinventate: molte pasticcerie ad esempio hanno creato un servizio da zero». Tanti i settori in crisi, e in molti stanno cercando anche di rendersi utili: «Le nostre sarte - dice Tilatti - si sono messe a preparare mascherine creando anche una bella rete solidale; noi come associazione abbiamo acquistato il materiale, con altre realtà, e stiamo cercando di rimborsare almeno i costi. Stiamo anche pensando alle ricadute psicologiche di questa crisi: molti vi vedono un progetto di vita in forte pericolo».



A fare domanda per il fondo di solidarietà bilaterale, la Cassa integrazione per i dipendenti degli artigiani, sono stati in 288 a Trieste, 295 a Gorizia, 1.000 a Pordenone e 1.829 a Udine. Poco meno di duemila invece le partite Iva della Venezia Giulia che hanno fatto domanda per i 600 euro di aiuto dallo Stato. «Le imprese più strutturate - aggiunge Tilatti - stanno cercando di “tenere”. A oggi serve soprattutto liquidità nelle casse, per consentire poi agli artigiani di ripartire il prima possibile. Non ho mai vissuto una situazione simile».

La prima tranche dei contributi di Stato e Regione è una risposta che potrebbe non essere sufficiente: «Ci sono incentivi che integrano i contributi per gli affitti e per la prima emergenza - aggiunge Tilatti - e domani avremo un incontro in video conferenza con la Regione per ulteriori interventi. Oltre ai 15 milioni in campo, auspichiamo ne possano arrivare ulteriori 60. Stiamo poi accelerando per la creazione di uno strumento operativo per la concessione e l’erogazione del microcredito. Non sono risorse a fondo perduto, ma il rientro potrà essere graduale. Sarà fondamentale capire dove andrà il mercato appena ci sarà la ripartenza e supportare chi sarà più in difficoltà».

Dario Bruni, alla guida di Confartigianato Trieste, conferma una situazione complessa: «Noi abbiamo chiesto a tutti i nostri iscritti di restare a casa il più possibile: solo così possiamo pensare di ripartire in tempi brevi. In provincia la situazione è analoga a quella del resto della regione, e quando si deciderà per la riapertura sarà fondamentale non avere una falsa partenza. A oggi il nodo principale sta nella liquidità: in questo senso molti dei nostri soci sono in difficoltà perché non riescono a incassare le fatture, su cui però paghiamo le tasse e le spese». Un’impresa artigiana media ha 2,8 dipendenti e un fatturato di 3/400 mila euro annui, la flessione è stimata in questo primo periodo nel 10%. «L’80% - dice Bruni - ha pagato il modello F24 il 16 marzo anche per evitare debiti, quello di aprile avrà numeri decisamente più bassi». Cgia stima che se la situazione non migliorerà entro fine maggio un quarto delle imprese italiane chiuderà, ricordando come in Fvg nel decennio 2009-19 si sia perduto il 9,1% delle realtà attive. Ma «la mia sensazione - chiude Bruni - è che, dopo la crisi del 2008, non perderemo tante imprese: anche perché quelle rimaste in piedi sono in salute». —

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