Il ko di hotel e ristoranti di Trieste: «Un crollo da 255 milioni»

Locali chiusi causa coronavirus

L’impatto sul fatturato stimato dal Consiglio nazionale dei commercialisti Ma per Federalberghi e Fipe le dimensioni saranno ancora più importanti

/ TRIESTE Un crollo del fatturato di alberghi, ristoranti e bar di 255 milioni di euro a livello regionale e di 16,7 miliardi a livello nazionale. Il quadro, che si traduce in Italia in una perdita di incassi del 54% negli alberghi e del 37% per la ristorazione, emerge dall’Osservatorio sui bilanci pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, che esamina per altro le sole srl attive in ristorazione e ricettivià, che abbiano presentato almeno un bilancio nell’ultimo triennio disponibile (2016-2018) per un totale di 72.748 società a livello italiano.



Lo studio è stato realizzato partendo dai bilanci del 2018 dai quali sono stati stimati i possibili bilanci del 2019, sulla base della crescita tendenziale, e di conseguenza del 2020; tenendo però conto che il lockdown duri due mesi, quindi fino al 30 aprile. Nella nostra regione - dove nel 2018 secondo l’Osservatorio i ricavi totali sono stati pari a 450 milioni - la perdita stimata di fatturato per il comparto ristorazione è di poco meno di 140 milioni di euro, e di oltre 115 milioni per il comparto alloggi. Il tutto in un settore in espansione che, rileva lo studio, in Fvg aveva fatto segnare nel 2018 un +7,9% di fatturato rispetto all’anno precedente, migliore performance d’Italia dopo la Basilicata.



Ma per la presidente regionale di Federalberghi, Paola Schneider, le stime sono ottimistiche: «A oggi abbiamo solo disdette, per cui è piuttosto difficile riuscire a fare previsioni realistiche. Stiamo iniziando a ragionare su una stagione estiva concentrata in luglio e agosto e senza stranieri». Il problema principale sta nell’impossibilità di programmare, mancando date certe per la riapertura: «Stiamo ragionando - ribadisce Schneider - sulla creazione di voucher per il personale sanitario impegnato in prima linea nell’emergenza Covid-19. Alla Regione poi, con cui siamo in costante contatto, chiediamo tre cose: un indennizzo per chi è stato costretto a chiudere; il blocco per il 2020 delle tasse, soprattutto quelle comunali, con l’auspicio che la Regione rimborsi le amministrazioni più in difficoltà; e una campagna di marketing da parte di PromoTurismo Fvg - con cui siamo sempre in contatto - soprattutto in Italia».

Guerrino Lanci, presidente di Federalberghi Trieste, aggiunge che «a oggi noi in città abbiamo già assodato perdite per 20 milioni, le stime parlano di un calo di fatturato del 40/50%. Su oltre 100 strutture in provincia ne sono aperte sei e il lockdown è arrivato nel periodo peggiore, quando stava partendo la stagione». Secondo i dati di Confcommercio Fvg, 7 imprese su 10 del commercio, alloggio e ristorazione sono chiuse, per un totale di oltre 20 mila insegne spente. Per ora non si registrano licenziamenti tra il personale e si prosegue con ferie e cassa integrazione; ancora tutta da valutare la situazione dei lavoratori stagionali.

Carlo Dall’Ava, presidente Fipe di Udine, spiega che «a marzo e aprile il fatturato è zero euro, in una visione ottimistica potrebbe essere del 50% a maggio, quando forse potremo aprire anche se molti si chiedono il senso di tornare in attività con le rigide regole di inizio marzo (chiusura del bancone e distanza tra i clienti, ndr). Siamo in attesa di capire la fase due voluta la Governo, e che sarà verosimilmente presentata entro il 13 aprile».

«A livello nazionale» per la ristorazione, dice Federica Suban presidente Fipe Trieste, «si parla di un danno da 25 miliardi. A Trieste è presto per le stime, quelle citate mi paiono ottimistiche. Di positivo c’è che il Comune ha bloccato i pagamenti, e so che alcuni proprietari di muri hanno sospeso gli affitti. Nonostante le difficoltà c’è solidarietà e tanti stanno cercando di onorare i fornitori per evitare effetti a catena. Come Fipe stiamo lavorando molto per supportare gli iscritti. Speriamo che finita l’emergenza gli italiani spendano in Italia, non in paesi vicini». —

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