Coronavirus, restano i divieti per la passeggiata con i bimbi: «Tenere alta la guardia»

La Regione conferma la linea e prepara una nuova ordinanza: unica eccezione per i piccoli con disabilità. Gli esperti: sarebbe errato allentare adesso le restrizioni

TRIESTE. «Non è consentito fare jogging e passeggiate, anche in presenza di figli minori». Né lo sarà nei prossimi giorni. Perché «rimane di estrema importanza che tutti i cittadini continuino a osservare scrupolosamente le disposizioni nazionali e regionali». Dopo avere ascoltato il parere di Fabio Barbone, l’epidemiologo docente alle Università di Trieste e Udine nonché direttore scientifico del Burlo che da giorni con la sua équipe sta studiando l’andamento della pandemia in Fvg, e dopo avere interpellato i pediatri di libera scelta dell’Aggregazione funzionale territoriale, l’amministrazione regionale conferma il permanere in toto delle restrizioni imposte con l’ordinanza firmata dal governatore Massimiliano Fedriga lo scorso 21 marzo.

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«La Regione non intende allentare queste disposizioni», sottolineano Fedriga e il vice Riccardo Riccardi. Sacrifici per i cittadii «di cui sono conscio», ma che «premiano», aggiunge il governatore. Si chiude così quello spiraglio che lo stesso presidente del Fvg l’altra sera aveva aperto, dopo la discussa circolare con cui il Viminale permetteva una passeggiata di un solo genitore «con i propri figli minori», purché «in prossimità della propria abitazione», confermando la possibilità dello jogging. «Magari qualche piccola passeggiata con la mascherina», ipotizzava Fedriga annunciando però di volerne parlare dapprima con gli esperti prima di decidere un eventuale allineamento a Roma.

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E gli esperti ieri sono stati chiari. Dunque l’ordinanza regionale resta valida. Lo sarà fino al 3 aprile, data di scadenza: e poi «andremo a confermare i principi in materia di contenimento della gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19» contenuti nel documento, hanno detto Fedriga e Riccardi richiamandosi all’intenzione del governo - poi concretizzata in serata dal premier Giuseppe Conte - di estendere i blocchi fino al 13 aprile. Blocchi che si prefigurano anche qui, in senso restrittivo. Malgrado ieri il Pd del Fvg - così come i consiglieri regionali di M5S - sottolineando l’esigenza del rispetto delle norme, avesse chiesto di «tenere conto delle necessità di salute ed equilibrio di bimbi e disabili».

La Regione, da cui è in arrivo una circolare interpretativa in arrivo «per chiarire ogni dubbio in materia», annuncia «una sola importante eccezione» in scia a quanto segnalato dai pediatri: «Consentire ai bambini disabili, con certificazione dell’evidenza di disabilità da parte del medico curante, l’attività motoria all’aperto indispensabile per il mantenimento dei loro fragili equilibri, nel rispetto delle norme» sulle distanze interpersonali.

Tutto confermato dunque nella giornata che per altro vede il Viminale contestare la definizione di circolare “libera-bambini” associata al documento inviato ai prefetti e precisare che rispetto ai decreti vigenti nulla cambia. Anche se il ministro della Famiglia Elena Bonetti, fa sapere l’agenzia Ansa, spinge sulla possibilità di concedere «un’ora d’aria» ai più piccoli. Mentre vari sindaci e governatori in Italia scendono in campo sottolineando la necessità di non lanciare messaggi pericolosi.

Proprio su questo aspetto del resto sono stati concordi gli esperti. «Io credo che dobbiamo stringere ancora per un po’ i denti e tenere il più possibile la guardia alta: barra dritta e avanti così», riassume Barbone sottolineando essere del resto questa la posizione tanto del governo quanto della Regione. «Capisco la difficoltà per i bambini, ma dobbiamo restare all’erta. Guai a mollare adesso: i ricoveri in regione sono in forte rallentamento e i dati in nostro possesso sono relativamente confortanti», dice Barbone evidenziando le cifre (nel grafico qui a lato) dello studio da lui stesso condotto sull’andamento dell’epidemia: le analisi di incidenza e mortalità da Covid-19 standardizzati per distribuzione demografica - e dunque per caratteristiche della popolazione - mostrano che i rapporti sono più bassi «della media nazionale ma anche delle altre regioni del Nord».

E la stima, a oggi, aggiunge Barbone, è che è in Fvg il picco si potrà raggiungere «fra il 9 aprile e qualche giorno prima del 15 aprile» per poi iniziare con una riduzione: «I modelli matematici dicono questo - è la conclusione dell’epidemiologo - ma molto dipenderà dal comportamento della comunità», oltre che dalla grande attenzione da riporre nelle comunità “chiuse”, dalle case di riposo agli ospedali.

Alla prudenza, come detto, hanno invitato anche i pediatri di libera scelta dell’Aft del Fvg, che dopo una discussione interna si sono espressi: «Siamo consapevoli - così in una nota - del possibile peggioramento del trend di diffusione del virus, attualmente in apparente miglioramento, in caso di ripresa di abitudini inappropriate».

Andrea de Manzini, uno dei pediatri dell’Aft di Asugi, usa un esempio lampante: «Se caccio un dito dentro una ferita quasi guarita devo ricominciare la cura. Se facciamo troppe eccezioni rischiamo di allungare troppo il tempo in cui dovremo vivere in questo modo innaturale. A vaccino oggi inesistente, c’è un unico modo per evitare che la gente si infetti: che non ci si incontri. Noi italiani siamo noti nel mondo per la capacità di gestire al meglio le leggi così da trovarne i cavilli. Ecco, non deve esserci la possibilità di trovarli, quei cavilli. È in gioco la vita. Ho in mente le immagini di Wuhan: non c’erano bambini che correvano nelle strade, in due mesi si sono tirati fuori dall’emergenza e ora stanno ripartendo», conclude de Manzini. 

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