Anche Medjugorje senza pellegrini: contagiati due monaci e tre suore

Il santuario di Medjugorie

In quarantena il "Villaggio della Madre" dove avevano svolto il loro apostolato alcune delle suore contagiate e gli edifici che ospitano monaci e monache, hanno riportato i media locali.

BELGRADO Nessun luogo è al riparo, nessun posto viene risparmiato dal dilagare dell’epidemia. Non lo è neppure Medjugorje, “casa” da quattro decenni delle presunte apparizioni mariane, località dell’Erzegovina mèta di centinaia di migliaia di pellegrini ogni anno. Ma anche nei luoghi delle apparizioni si è imposto il coronavirus. A risultare positivi sono stati due monaci e tre suore che operano nella cittadina, ha annunciato Miljenko Steko, responsabile dei francescani nell’area.

Da qui la decisione delle autorità, annunciata dal numero uno del reparto per le malattie infettive dell’ospedale di Mostar, Jurica Arapović, di mettere in quarantena il celebre “Majcino selo”, il Villaggio della Madre, dove avevano svolto il loro apostolato alcune delle suore contagiate e gli edifici che ospitano monaci e monache, hanno riportato i media locali. Si parla di un grande centro d’accoglienza e preghiera, sorto ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia per accogliere bimbi e minori abbandonati o rimasti orfani a causa del conflitto, affidati alle cure delle suore francescane e a collaboratori laici.


Il contagio, ha suggerito Arapović, sarebbe iniziato già a inizio marzo, quando molti religiosi avrebbero accusato sintomi lievi, compatibili con il Covid-19. Dato che la rete che fa capo al “Majcino selo” è «aperta», con molti contatti con l’esterno e con altre strutture, «sia il villaggio» sia le case che «ospitano frati e suore sono stati messi in quarantena», ha specificato Arapovic, che ha parlato di una ventina di persone in isolamento. E ha poi svelato che una monaca viene al momento assistita con un respiratore in ospedale, la prognosi riservata, mentre altri tre religiosi sono stati ricoverati a Mostar, in condizioni non così gravi come la consorella.

Medjugorje intanto assiste da settimane a un crollo quasi totale degli arrivi di fedeli e pellegrini, impauriti dalla diffusione del virus in tutta Europa, Balcani inclusi e dallo stop ai trasporti. «Qui è un po’ come ovunque nel mondo, in California, ad Amburgo a Roma», ha detto Drazen Ostojić, il titolare di uno dei tanti alberghetti sorti nell’area negli ultimi decenni, ora desolatamente vuoti, mentre la locale associazione turistica ha espresso ottimismo, dato che il periodo pre-pasquale sarebbe generalmente uno di quelli meno importanti per il turismo locale, che entra nel vivo da maggio in poi, in particolare grazie agli arrivi dall’Italia. Qualcuno si avventura ancora, ma «hotel e ristoranti sono chiusi» e giungere a Medjugorje dall’estero è oggi quasi impossibile, ha spiegato anche l’arcivescovo polacco e visitatore apostolico a Medjugorje, Henryk Hoser, che ha informato che anche nel sito di pellegrinaggi dell’Erzegovina si è passati dai raduni con migliaia di persone alle preghiere via Internet.

Medjugorje non è del reto un’eccezione, coi maggiori santuari chiusi o di difficile accesso per le severe misure restrittive, i fedeli “indirizzati” a seguire le funzioni via web. Accade in Polonia, ad esempio al santuario di Jasna Gora, che ospita la celebre Madonna Nera, e in Austria, dove da settimane sono sospese le messe a Mariazell; cosìcome in Germania, dove i tradizionali pellegrinaggi di aprile per i giovani sono stati cancellati. —

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