Coronavirus, i giudici "liberano" 3 richiedenti asilo dei Cpr

L'ingresso del Cpr di Gradisca

Diverse le motivazioni che hanno spinto i giudici di Roma e Trieste a considerare i trattenimenti illegittimi, a partire dalla considerazione che «la privazione della libertà personale in spazi ristretti renderebbe difficoltoso garantire le misure previste a garanzia della salute dei singoli».

GRADISCA I giudici "liberano" i primi richiedenti asilo dai Centri di permanenza per il rimpatrio, che attualmente ospitano 381 persone in tutta Italia. E lo fanno soprattutto in nome dell'emergenza coronavirus.

Sono per ora tre le decisioni con cui non sono stati convalidati i trattenimenti di altrettanti stranieri che avevano chiesto la protezione internazionale. Due sono del tribunale di Roma, l'altra è del tribunale di Trieste e riguarda uno degli ospiti del Cpr di Gradisca, dove proprio la scorsa notte c'è stata una protesta, (sono stati appiccati alcuni incendi) contro le condizioni di vita in quella struttura nel pieno dell'emergenza Covid-19.

Diverse le motivazioni che hanno spinto i giudici a considerare i trattenimenti illegittimi, a partire dalla considerazione del tribunale di Roma che «la privazione della libertà personale in spazi ristretti renderebbe difficoltoso garantire le misure previste a garanzia della salute dei singoli».

Dunque è proprio «l'emergenza sanitaria in atto»- come sottolinea la pronuncia del 18 marzo scorso che riguarda un rifugiato del Bangladesh - che «impone di interpretare in termini restrittivi» tutte le norme contro l'immigrazione clandestina e limitative della libertà personale , rendendo necessario «operare un bilanciamento tra tali norme e il diritto alla salute costituzionalmente e convenzionalmente garantito ad ogni persona comunque presente sul territorio».

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