L’ingresso dell’Inferno di Dante ispirato da una grotta di Tolmino

Il sommo poeta la visitò durante il patriarcato di Pagano della Torre Nel 1929 Firenze regalò alla cittadina un suo busto in bronzo 

Punti Di VISTA

Diego Kuzmin


Leggenda vuole che il ghibellin fuggiasco peregrinando facesse tappa anche dalle nostre parti a Pola, Duino, Udine, Cividale e Tolmino, dove mirando l’orrido della Tolminka, affluente dell’Isonzo, dalla grotta di Zadlaška che poi prese nome di grotta di Dante, si ispirò per il cantico dell’Inferno. Ospite di Pagano della Torre patriarca di Aquileia, che però era guelfo mentre il castello di Tolmino dove attorno il 1317 trovò alloggio era del Conte di Gorizia Enrico II, ghibellino, conosciuto dal poeta a Verona alla corte di Cangrande della Scala amico di Enrico e protettore di Alighieri in esilio.

Che Dante conoscesse il friulano si desume da quanto scrisse nel De vulgari eloquentia, commentando tale lingua con Ces fastu? crudeliter accentuando eructuant e la leggenda tolminese si rinforzò in epoca romantica con la stampa della Commedia nel 1823 a Udine, tratta dal Codice Bartoliniano dai fratelli Mattiuzzi, che inizia con una calcografia di Dante alla grotta di Tolmino incisa da Federico Lose.

Grande fama raggiunse il bardo diventando simbolo del Risorgimento e dopo la prima guerra mondiale, quando Tolmino divenne italiana, nella piazza che prese il suo nome l’8 agosto 1929 fu inaugurato dal principe Umberto di Savoia un busto bronzeo donato da Firenze, città gemella, opera dello scultore fiorentino Mario Moschi, con alla base la scritta “Dante ai confini segnati di Dio” e “Firenze a Tolmino italianissima”.

Collocato in epoca fascista e al regime associato, il monumento venne smontato nel 1945 e il busto portato a Postumia per esser fuso, venendo però trovato da un tolminese che lo acquistò consegnandolo al Museo. Mutato lo scenario politico nel 1990 e vista l’affluenza turistica, il proprietario della Gostilna Pri Palukč accanto la gola di Tolmino ottenne il permesso di collocarlo su una nuova base di fronte al suo locale fino al 1993, quando trovando disdicevole il grande poeta al bar, un movimento d’opinione propose il suo ricollocamento in piazza assieme ai busti dei poeti sloveni Pregelij e Gregorčič, ambedue della zona. Ma la memoria del fascismo non era sopita: l’installazione del busto creò notevole malcontento e il bronzo venne riportato al Museo dove ancora si trova.

Nel ricordo del poeta il Dantedì del 25 marzo, giorno che nel 1300 vide l’inizio del viaggio della Commedia perché, come spiegò il ministro Franceschini «Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia». –

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