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Il Leone si mette in sicurezza nella grande pandemia dopo avere superato indenne il '29 e due guerre mondiali

Solo in due annate, nel 1947 e 1948, l’appuntamento non si era tenuto nella sede storica; e in un’unica occasione, nel 1945, fu cancellato

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Un'assemblea degli anni scorsi alla Marittima 
TRIESTE. Un filo rosso collega da sempre Milano, dove ha sede Mediobanca, alle Generali. Si può dire che oggi si aggiunga anche Torino. O forse non solo da oggi. Basti ricordare, se vogliamo stare al gioco dei corsi e ricorsi storici, la presenza di un giovane Gianni Agnelli nel consiglio generale del Leone, un forum dell'economia e della finanza europea, dal 1953 fino al 1966, anno della morte di Valletta e della sua investitura a capo della Fiat. 
 
Nella "cella", il Santo Graal delle Generali, la stanza che nella seconda metà dell'800 venne usata per conservare i verbali d'assemblea e i documenti della compagnia, tutto si richiama a Trieste. Due guerre mondiali, la Grande Depressione, i crack finanziari del nuovo secolo: ma nulla ha impedito sino a oggi di celebrare l’assemblea annuale nella città cui la compagnia è legata dalla fondazione. Impresa storica nella quale è riuscito invece il coronavirus. 
 
 
Da quando Giuseppe Lazzaro Morpurgo, insieme a un gruppo di imprenditori il 26 dicembre 1831 firma l'atto costitutivo delle Assicurazioni Generali "Austro-Italiche" (il riferimento alla dominazione asburgica scomparirà nel 1948), non era mai accaduto che il rito annuale in salsa triestina si svolgesse fuori dall’ombra di San Giusto se non in due sole occasioni in mezzo alle intemperie della seconda guerra mondiale. 
 
Peraltro nella storia delle Generali nulla è casuale e tutto ruota intorno a simboli precisi. Uno di questi è il palazzo di Piazza Duca degli Abruzzi dove dal 1886 ha sede la direzione centrale capace di resistere ai rivolgimenti del secolo breve e alla globalizzazione. Il 4 novembre 1919 in questo palazzo storico la compagnia convoca in Trieste italiana la prima assemblea generale che un anno dopo sarà presieduta da Edgardo Morpurgo. Sarà lui a adeguare la struttura della compagnia nella dissoluzione degli imperi centrali. 
 
Trieste insomma è sempre rimasto il palcoscenico dei grandi appuntamenti della compagnia oggi presieduta da Gabriele Galateri di Genola, riconosciuto crocevia dei destini finanziari del Paese. Nel palazzo sulle Rive venivano ricavati tre ambienti separati da colonne e pareti mobili capaci di trasformarsi in occasione del rito assembleare in un unico grande salone d’onore per accogliere i soci al cospetto di presidenti come Cesare Merzagora, Enrico Randone, Antoine Bernheim, Alfonso Desiata e Gianfranco Gutty. E con questi nomi abbiamo compendiato un pezzo fondamentale della storia della compagnia e della finanza italiana. 
 
Solo in anni recenti l’appuntamento, per motivi logistici, si è trasferito negli ambienti della Stazione Marittima perdendo in parte quell’aura storica che lo aveva sempre contraddistinto. Le Generali va riconosciuto hanno sempre avuto una sensibilità speciale per i grandi appuntamenti. Tutti ambientati a Trieste. Con l’unica eccezione dell’anno 1932, al tempo del fascismo, quando il traguardo del secolo è celebrato da Mussolini nella sede della compagnia di Piazza Venezia. Ma a Trieste è il Duca Amedeo d’Aosta che porta il saluto della Casa Reale in assemblea.
 
Fino al 1944, nonostante la guerra, il gruppo era riuscito a chiudere puntualmente i bilanci e a tenere l’assemblea. Soltanto nel 1945 la compagnia fu costretta ad annullarla, riconvocandola l’anno dopo per l’approvazione del bilancio 1944. Nel dopoguerra il futuro di Trieste resta incerto. La compagnia è costretta a svolgere l'assise fuori Trieste anche nel 1947 (tra Venezia e Milano) e nel 1948 (Venezia), nel mezzo della contesa sui territori di confine tra Italia e Jugoslavia con il territorio diviso in due zone d’occupazione.Ma anche nei nove anni di amministrazione del governo alleato, quando il palazzo della direzione centrale viene parzialmente requisito e destinato a sede del Comando inglese, la direzione centrale viene mantenuta a Trieste.
 
Dopo la guerra la quasi totalità dei beni e degli interessi nell'Europa Centro Orientale sono irrimediabilmente perduti. Dietro la cortina di ferro le Generali perdono una quindicina di compagnie.Alla soglia degli anni Cinquanta il gruppo è presente in una sessantina di Paesi e cinque continenti. Nel dicembre 1981 le Generali tagliano il traguardo del secolo e mezzo di vita e convoca un’assemblea straordinario nel teatro Verdi con serata d’onore nel castello di San Giusto. 
 
Ma c’è un altro protagonista che per la prima volta nella storia della compagnia è costretto a presentarsi in forma virtuale: il possessore di quello che un tempo fu definito l’oro di Trieste. Il piccolo socio. L’azionista. Colui che negli anni ha reso inconfondibile e unica l’assemblea delleGenerali. Questo 2020 resterà negli annali perchè il piccolo azionista triestino e non, con le sue paure ricorrenti (le scalate dello straniero) e le richieste di qualche attenzione (dividendo) ha sempre reso l’assemblea un evento unico. Specchio della Trieste mitteleuropea e nobile e di quella più popolana, arena per i draghi della finanza ma anche per il piccolo socio che soltanto qui non solo riesce a farsi ascoltare ma diventa artefice del suo destino.
 
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