Accoltellamento in Scala dei Giganti, condannato il complice dell’aggressore

Tre anni e otto mesi al quindicenne nordafricano coinvolto nella rissa assieme all’amico di 18 anni che sferrò la coltellata

TRIESTE Tre anni e otto mesi di reclusione. Il Tribunale dei minorenni ha condannato il quindicenne nordafricano che il 12 ottobre scorso, la sera della Barcolana, aveva preso parte all’accoltellamento di un diciassettenne di Cervignano in Scala dei Giganti, dopo una lite innescata per futili motivi. La vittima aveva rischiato la vita. La sentenza è stata pronunciata al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato: il giovane, difeso dall’avvocato Dario Miani, resta dunque nel carcere minorile dove è detenuto dallo scorso autunno.



Il ragazzo ha dovuto rispondere di concorso in tentato omicidio. Quel giorno, infatti, il quindicenne si trovava assieme a un amico kosovaro, Albion Avdijaj, diciotto anni, ritenuto l’esecutore materiale della coltellata al ragazzo di Cervignano Anche il kosovaro è in carcere. È atteso davanti al giudice il prossimo 19 maggio.

L’udienza del Tribunale dei minori per il quindicenne nordafricano si è tenuta in video conferenza, viste le misure anti contagio che da un paio di settimane coinvolgono i palazzi di giustizia. Il giovane imputato era presente in collegamento dall’istituto penale: è stato riconosciuto colpevole di aver collaborato con l’amico maggiorenne nell’aggressione.



La vicenda aveva portato alla luce uno spaccato fin qui senza precedenti a Trieste, almeno in centro città: la Scala dei Giganti e le zone limitrofe erano diventate terra di conquista della microcriminalità. Bande che spadroneggiavano indisturbate minacciando e picchiando coetanei. Alcuni componenti delle gang, perlopiù minorenni kosovari, si facevano riconoscere da un tatuaggio che raffigurava un kalashnikov e il numero 507 (il riferimento è al 5 luglio 1990, giorno della prima, simbolica proclamazione dell’indipendenza kosovara). Anche Avdijaj ha quei tatuaggi sulla pelle.



È in questo contesto segnato da disagio e violenza che si era consumato l’accoltellamento. Il 12 ottobre il cervignanese era arrivato a Trieste per trascorrere la serata della Barcolana in compagnia. Mentre saliva i gradini della Scala dei Giganti, un suo amico era stato avvicinato dal quindicenne nordafricano che in quel momento si trovava sugli scalini con il kosovaro Avdijaj. La loro zona di “dominio”, appunto. Il nordafricano si era infastidito perché aveva sentito canticchiare una canzone. Una scusa sufficiente per attaccar briga. Dal diverbio la scena era presto degenerata, passando alle mani. Il kosovaro Avdijaj si era scagliato contro il friulano, estraendo il coltello. Il ragazzino era stato colpito al petto e all’addome. Una coltellata aveva perforato il pericardio: la ferita poteva costargli la vita.



Non è stato immediato per la Polizia attribuire le rispettive responsabilità nel tentato omicidio. Anche perché, come ricostruito dagli investigatori nei giorni successivi, in un primo momento il diciottenne Avdijaj aveva indotto il complice, il nordafricano, ad auto accusarsi dell’aggressione. Ma come accertato dal pm Maddalena Chergia, il fendente sul diciassettenne di Cervignano era stato inferto proprio dal kosovaro. Il diciottenne, difeso dall’avvocato Enrico Miscia, comparirà tra un paio di mesi in udienza. La vittima (avvocato Massimo Bruno) si è costituita parte civile.

Ma su Avdijaj incombono anche altri guai giudiziari: la Procura di Trieste lo ha indagato per una tentata rapina avvenuta alcuni mesi prima, il pomeriggio del 29 luglio. Stando all’inchiesta, il kosovaro quel giorno aveva picchiato una persona nei pressi del bar all’angolo tra via Milano e via Carducci, cercando di rubarle il portafoglio, la catenina al collo e una borsa di plastica che conteneva il “Depalgos”: un farmaco a base di ossicodone, oppioide talvolta spacciato come stupefacente.



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