«Mi fingo sloveno perché qui sputano sugli italiani»

La mascherina protegge Daniele Cherbava e la sua famiglia nell’affollato ufficio della capitale thailandese dove ci si rivolge per avere il visto

La drammatica testimonianza del poliziotto ronchese Daniele Cherbava bloccato da giorni in Thailandia con moglie e figlia di 4 anni. «Siamo prigionieri»

RONCHI. Il dramma dei tanti italiani che non possono tornare a casa. E fanno i conti con una burocrazia che non si arresta. Alcuni di loro sono davvero lontani, molto lontani. Come Daniele Cherbava, sottufficiale della Polaria in servizio all’aeroporto di Ronchi, bloccato, assieme alla moglie ed alla figlioletta di 4 anni, nell’isola di Koh Samui, in Thailandia. Erano partiti, per una vacanza, il 18 febbraio. Negli ultimi giorni la situazione anche li è precipitata.

E guai a dire che si è italiani. I nostri connazionali sono investiti da insulti e sputi da parte dei locali. «Siamo disperati – racconta Daniele – perché anche il volo del 10 aprile su Monaco di Baviera potrebbe saltare. Era la nostra unica ancora di salvezza. Ma ieri, dall’ambasciata italiana, mi hanno consigliato di acquistare un biglietto di Aeroflot per Mosca. Ma da lì non so come potremmo raggiungere l’Italia. Il ministro della salute thailandese ha detto la sua sugli italiani e la situazione si è fatta ancora più difficile.

Noi mentiamo, diciamo di essere sloveni, perché mia moglie e mia figlia hanno la doppia cittadinanza, ma ci sono miei connazionali ai quali hanno sputato addosso dicendo che siamo noi gli untori del mondo. Se non ci sarà un volo il 10 aprile dovremo sperare di ottenere un nuovo visto e sono altri 200 euro, anche se qui non ci vogliamo restare. Ora non ci resta che provare con la via slovena ed io mi accodo, sperando che mi accettino assieme a mia moglie e mia figlia».

Il dramma di Daniele Cherbava e della sua famiglia era iniziato a quattro giorni dal rientro in Italia. «Durante la notte – prosegue – ho ricevuto mail dalla compagnia con la quale mi veniva comunicato che il volo da Abu Dhabi a Fiumicino era stato cancellato. Dopo lo stupore iniziale, inizia il panico. Cerco di contattare Ethiad, che ovviamente non risponde a nessun call center del mondo, scrivo un email e, a due giorni dalla partenza, mi dicono che se ho acquistato il biglietto tramite agenzia, anche on line, devo rivolgermi a loro.

Scrivo all’agenzia, che in inglese mi rimanda un copia-incolla standard. Posso cambiare data ed orario sborsando 39 dollari a persona». Nel frattempo Daniele Cherbava ha contattato l’ambasciata italiana a Bangkok, che lo ha consigliato, potendo, di restare in Thailandia. «Avrei potuto arrivare negli Emirati Arabi – continua – ma non ho accettato il consiglio perché non avevo comunque chance di arrivare in Italia».

Ora, come detto, Daniele e la sua famiglia si trovano a Koh Samui. «Mi sono fatto mandare dei soldi dai miei genitori – sono ancora le sue parole – perché ovviamente non ne avevamo più la sistemazione che avevamo pagato da casa. Speriamo ogni giorno che non succeda nulla. Non vorrei mai finire in un ospedale thailandese, perché se pubblico, anche se a pagamento, fa paura e se è privato, costa come negli Stati Uniti».

A pagamento hanno già una volta dovuto estendere il visto per poter rimanere sul territorio thailandese, perché poco importa se le persone stanno li per svago o sono costrette a rimanerci. «Nell’ufficio preposto saremo stati in 200 europei in una stanza a far la fila per 4 ore per poter rimanere, dove poi ci hanno abbandonato. Se tutto va bene, arriveremo a Monaco il 10 di aprile, ma se hanno cancellato Schengen e le frontiere sono chiuse, quei 380 chilometri, di distanza tra Monaco e Ronchi dei Legionari, saranno impossibili da fare, con una bambina di quattro anni. Anche l’ambasciata, nella prima email di risposta, mi ha chiaramente detto: «Cercate di arrivare in Europa e dopo da li vi arrangiate». 

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