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Il mondo dell’automobile si ferma: la Miko sospende la produzione

L’azienda di Gorizia col decreto del governo potrebbe continuare, ma la filiera di riferimento è bloccata

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Un interno dello stabilimento Miko: la fabbrica goriziana ora sospende la produzione 

GORIZIA Ci sono attività produttive e industriali, che hanno lavoro e ordini ma non rientrano nell’Allegato 1 dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri e che, per questo, devono fermare la produzione; e ce ne sono altre, come la Miko di Gorizia, che potrebbero tenere aperto ma non lo faranno perché la loro filiera di riferimento si sta progressivamente prosciugando. Sono situazioni opposte, ma, al tempo del coronavirus, sono anche le due facce della stessa medaglia e dimostrano che a bloccare l’economia più delle restrizioni decise dai singoli governi nazionali o locali, è proprio la situazione contingente generale.



Miko è presente sul mercato globale in diversi settori, dall’aerospace al fashion, passando da furnishing, contract e marine, ma ha come principale mercato di riferimento quello dell’automobile. Con il suo “tessuto non tessuto” Dinamica, l’azienda goriziana nata nel 1997 riveste gli interni di marchi come Mercedes, Porsche, Jaguar e Alfa Romeo, ma grazie al suo approccio sempre più green la lista dei clienti è molto lunga.



La produzione della microfibra Dinamica permette alla Miko di rientrare tra le realtà del codice Ateco 13.95, quello che nell’ormai famoso e famigerato Allegato 1 dell’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte è descritto come “Fabbricazione di tessuti non tessuti e di articoli in tali materie (esclusi gli articoli di abbigliamento)”. In sostanza, al momento, l’azienda è considerata di importanza strategica e potrebbe restare aperta.

Il problema però è che all’estero la produzione di veicoli si è quasi fermata. Di conseguenza, a caduta, rallenta anche la produzione della microfibra Made in Gorizia.

«Eravamo consapevoli del fatto che la filiera dell’auto si sarebbe bloccata - spiega Benedetta Terraneo, marketing manager della Miko - e avevamo già preventivato di chiudere. Per noi però non è un dramma perché non cancelliamo il lavoro, lo posticipiamo. Non è come può accadere a un ristorante o a un centro estetico che se chiude ha perso la giornata».

Se la chiusura porterà a cassa integrazione o a ferie forzate ieri era ancora da stabilire. In ogni caso, la situazione appare sotto controllo. «Nell’ultimo periodo - prosegue Terraneo - ci siamo portati avanti con il lavoro per alcuni clienti e già la scorsa settimana avevamo invitato al ritiro della merce già pronta. Lavoreremo ancora questa settimana, ma piano piano sia i nostri fornitori, sia i nostri clienti stanno chiudendo. Ne approfitteremo per fare una settimana di stop alla produzione, anche se gli uffici proseguiranno il lavoro con lo smart-working. Abbiamo ridotto all’osso le presenze in azienda, portando da 40 a 2 quelle negli uffici. In produzione, con i turni, non c’erano invece problemi. Avevamo dotato tutti di protezioni individuali e le distanze di sicurezza venivano rispettate».

Un pensiero alla riconversione dell’impianto di Sant’Andrea c’è stato ma, al momento non è un passo ritenuto necessario. «Venerdì ci hanno chiesto del materiale per le mascherine. Abbiamo delle scorte con tessuto medicale e per il momento regaleremo quello». —

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