«Dietro la cassa del supermercato mascherina, gel e senso civico»

Simona Bertuccelli, commessa in servizio al supermercato Eurospar di via Flavia. Foto Andrea Lasorte

La testimonianza dalla “trincea” di Simona, ogni giorno al suo posto all’Eurospar di via Flavia per garantire i beni essenziali ai cittadini. Lo store manager Walter: «Siamo un bel gruppo» 

TRIESTE Il «senso civico» è il pensiero cui Simona Bertuccelli si aggrappa ogni giorno quando esce di casa, per andare a “trincerarsi” dietro le casse del punto vendita Eurospar di via Flavia. Per tutto il tempo in cui la donna svolge il proprio turno di lavoro, fanno parte della sua dotazione gel igienizzante, guanti e mascherine, cui si aggiungono in seconda battuta gli immancabili tubetti di crema idratante che lei e le sue colleghe hanno ormai imparato a tenere sempre in armadietto: è un modo, quest’ultimo, per prevenire arrossamenti e lesioni alla pelle delle mani, che sono soggette a continui lavaggi e al costante contatto con i presidi di protezione.



Il direttore del negozio, Walter Millo, nel frattempo pensa non solo ai rifornimenti ma anche a tentare di diffondere un clima quanto più possibile sereno tra i dipendenti. E come loro sono tanti i commessi, i farmacisti, i negozianti e gli altri addetti del settore che, a Trieste come nel resto d’Italia, in questi giorni difficili continuano a operare a contatto con il pubblico al fine di garantire a tutti la possibilità di acquistare i beni essenziali. Di casa non si esce a cuor leggero, tuttavia «sono presente sul posto di lavoro per senso civico – racconta Simona –. Cerco di dare il meglio di me. Innanzitutto ci è fatto divieto di toccarci viso e occhi. Ciascuno di noi ha inoltre a disposizione guanti, mascherine e gel disinfettante. Quest’ultimo è posizionato in ogni cassa e pure all’ingresso del supermercato. Ci cambiamo i guanti molto spesso e, nel mezzo, ci laviamo le mani. Per precauzione versiamo l’igienizzante anche sugli stessi guanti».



Le foto delle mani insanguinate di alcune infermiere hanno fatto il giro dei social e sono state riprese pure dai giornali: anche per voi è doloroso dover indossare i guanti a lungo? «Per fortuna non ho questo problema – prosegue la cassiera –. Inoltre, proprio per evitare, tengo la crema in armadietto e appena finisco il turno me la metto. Idem le mie colleghe: ormai siamo tutte piene di cremine». Per la donna, come per molte altre persone, le precauzioni non sono mai troppe non solo per la propria sicurezza, ma anche e soprattutto per quella degli altri. Il cuore e la mente vanno a chi resta a casa: «Accudisco mia mamma che ha 84 anni e quindi cerco di garantire la massima sicurezza possibile, anche fuori dall’orario di lavoro. Oltre a lei ci sono i miei tre bambini, che non escono perché le scuole sono chiuse. L’unica che potrebbe portare in casa il contagio, pertanto, sono io».



Per fortuna «da parte dei clienti c’è totale rispetto. Si lavano le mani all’ingresso, indossano i guanti per fare la spesa e quando devono chiedermi un’informazione dicono “scusi, signora”, quasi dispiaciuti. Non si avvicinano, anzi, spesso si tengono distanti anche più di un metro. Mettono la merce sul rullo e poi passano oltre, senza fermarsi di fronte a me, come si faceva prima». C’è stato un episodio, in particolare, in cui «qualcuno si è avvicinato più del dovuto – conclude Simona –. Un altro cliente l’ha subito educatamente ripreso, ed è finita lì. Ma pericoloso è anche il tragitto per andare a lavoro, che io devo fare in bus: a bordo, ancora una volta, metto i guanti monouso».

Walter, che è appunto lo store manager, ricorda un clima per certi versi simile «ai tempi della guerra del Golfo: quella volta la gente ha saccheggiato il supermercato in cui lavoravo per tre giorni di fila. La differenza è che stavolta da subito sono stati diffusi cartelli informativi e annunci al microfono per tranquillizzare i clienti, che di conseguenza adesso non hanno manifestato aggressività. Sono più che altro spaesati e al contempo molto più cordiali di prima». Prosegue: «Certo, all’inizio la gente non era del tutto consapevole di quanto stava accadendo e i nostri ritmi di lavoro erano più pesanti. L’azienda poi ha messo una guardia all’ingresso per arginare il flusso in entrata: da quel momento abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo. Entrano al massimo 24 persone alla volta, in una superficie di 1200 metri quadrati; all’ingresso hanno a disposizione il gel per sanificare le mani prima di toccare carrelli e spesa».

Tra i prodotti che vanno a ruba non c’è solo il gel per le mani ma anche «il lievito per fare il pane – continua il direttore –. Evidentemente si approfitta per cucinare a casa. Ad ogni modo, noi ordiniamo i rifornimenti ogni mercoledì ma i gel non arrivano più dai magazzini: l’esaurimento è a monte; per noi e per i clienti usiamo quelli industriali. Guanti, salviette e disinfettanti per frutta e verdura invece si trovano ancora». Per chi dirige un punto vendita, qual è l’aspetto più difficile, in questo momento? «Tranquillizzare i colleghi. Un lavoro mentale prima ancora che fisico. Poi, certo, c’è anche quello: si carica la merce e così via. Grazie al bel gruppo che siamo, se ne viene fuori». —

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