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Processione di fedeli avvistata dai vicini. E i carabinieri piombano in parrocchia

Blitz dell’Arma dopo le segnalazioni dei residenti a San Marco Evangelista. «Facevamo soltanto benedizioni a distanza»

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La chiesa di San Marco evangelista in Strada di Fiume 

TRIESTE Sabato, quando sono piombati i carabinieri, la chiesa era chiusa. Sbarrata. E uno dei preti, rintracciato a fatica, ha negato: «Non abbiamo fatto niente di male», ha risposto ai militari. «I fedeli vengono qui e chiedono una benedizione. Li accontentiamo, ma stanno a distanza».

La segnalazione alla centrale operativa dell’Arma, partita dai residenti della zona, però raccontava una storia diversa. Riferiva che all’interno della casa parrocchiale di San Marco Evangelista, in Strada di Fiume, era in corso una processione. Già, proprio così. Una processione in piena epidemia. Se ne sono accorti i vicini che giurano di aver visto personalmente, affacciandosi alla finestra, una fila di persone dietro a due chierici in veste liturgica: uno con in mano i candelieri, l’altro con in mano un ostensorio.

La "processione" fotografata dai vicini 


La fila è stata notata negli spazi aperti della casa parrocchiale, in parte visibili dall’esterno. Ci sono foto che documentano l’episodio.



Tra i fedeli, stando alle testimonianze, c’era pure padre Rosario “Rozo” Palić, membro dell’équipe di esorcisti della Diocesi e amministratore parrocchiale a San Marco. Il sacerdote, ex francescano, croato, non è nuovo alle cronache: nell’ottobre 2017 le sue preghiere di guarigione e le sue celebrazioni a San Giuseppe della Chiusa e a Sant’Antonio in Bosco, dove è stato parroco in passato, richiamavano pullman con centinaia di fedeli provenienti soprattutto dalla Croazia.



A sentire i residenti, quella di sabato non sarebbe l’unica processione tenuta in questi giorni di emergenza sanitaria. Ma non ci sono conferme. E nemmeno sul motivo del rito. Una preghiera anti-coronavirus? Padre Rozo, contattato più volte al telefono, non ha mai risposto. L’unica cosa certa, dunque, è il blitz dei carabinieri, allertati dai vicini preoccupati. Ma la pattuglia, quando è arrivata, non ha trovato nessuno. I militari sono riusciti però a parlare con un prete (forse proprio padre Rozo).



Il sacerdote ha spiegato che sì, i fedeli vengono. Ma che in parrocchia si praticano solo «benedizioni » e a distanza di sicurezza. I militari hanno esortato il prete a evitare qualsiasi rito o altro. Il rischio dei contagi, si sa, è elevato. La parrocchia adesso viene tenuta d’occhio dalle forze dell’ordine. La Curia è informata. Monsignor Ettore Malnati, vicario per il Laicato e la Cultura, è chiaro: «Le norme vanno seguite. Si devono evitare processioni o altre situazioni in cui si creano assembramenti di persone, altrimenti si corre il pericolo di diffondere l’epidemia. È un gesto di carità e giustizia. Le chiese – conclude – sono aperte. Quando si va a prendere il giornale o a fare la spesa, si può entrare e fare una preghiera».



In questo weekend, intanto, i controlli delle forze di polizia sono continuati in tutta la città, compresi parchi e i giardini. Soprattutto quelli aperti, privi di cancelli, come avvenuto ad esempio in via Boccaccio.

Resta il problema della gestione delle persone senza fissa dimora. Una questione urgente, che le forze di opposizione in Consiglio comunale hanno portato all’attenzione del sindaco Roberto Dipiazza. «L’abbassarsi della temperatura e l’arrivo della bora ci spingono una volta di più a sollecitare all’amministrazione la riapertura di un centro diurno», è l’appello di Fabiana Martini (capogruppo Pd), Sabrina Morena (capogruppo Open Fvg), Antonella Grim (capogruppo Gruppo Misto e rappresentante Italia Viva): «Inoltre persone che circolano sono un potenziale pericolo per sé e per gli altri e non possiamo invitare a stare a casa chi una casa non ce l’ha». L’Associazione Linea d’Ombra Odv, infine, precisa che la distribuzione di beni di prima necessità ai migranti che stazionano in piazza Libertà, creando raggruppamenti, «non viola la legge, abbiamo il permesso del Comune e lavoriamo in collaborazione con la Protezione civile».—


 

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