Il Comune di Monfalcone avvia la stretta sui controlli nelle aziende

Il sindaco di Monfalcone Anna Cisint e Luigi Finotto del Servizio di prevenzione e sicurezza ambiente di lavoro mentre siglano il protocollo

Lo strumento è il protocollo siglato con il Servizio di prevenzione. «L’obiettivo primo è informare»

MONFALCONE. Sembra passata un’era geologica da quando un lavoratore non si doveva arrovellare se la distanza da un collega fosse inferiore o superiore al metro. Da quando si poteva leggere il labiale del dirimpettaio, prima che bocche e punte di naso venissero celate da mascherine, oggetti che la stessa amministrazione comunale, riuscita a mettere le mani su una limitata dotazione, distribuisce alle categorie più fragili, trattandoli come piccoli diamanti.

Frattanto è cambiato il mondo. E, soprattutto, è cresciuta la paura di chi, non rientrando nello smart working né nella categoria messa d’imperio in cassa o in ferie forzate, continua a lavorare, in mezzo alla gente. Per questi operai, impiegati, commessi, fattorini, portuali e la categoria potrebbe comprendere molte altre figure l’amministrazione monfalconese si era rivolta nei giorni scorsi a Confindustria e di riflesso alle (tante) aziende insediate a Monfalcone affinché l’ente venisse informato dei dispositivi di sicurezza posti in atto internamente, a salvaguardia della salute del dipendente e per azzerare alle minime probabilità l’eventualità di un contagio da Covid-19.

Il guaio è che solo sei realtà produttive hanno risposto al Comune. Così, siccome al sindaco e ai suoi assessori continuano ad arrivare segnalazioni, è stato siglato ieri mattina un protocollo-pilota, il primo in Regione, con il Servizio di prevenzione e sicurezza ambiente di lavoro, per «attuare un programma di intervento» al fine di «consentire a tutte le aziende insediate a Monfalcone di ottenere le necessarie informazioni e l’assistenza sui comportamenti da attuare nello svolgimento delle proprie attività di impresa, a tutela dei lavoratori».

Alla prima fase – la campagna di massima sensibilizzazione – seguiranno i controlli che saranno effettuati da tecnici della prevenzione: perché mettere a disposizione del dipendente idonei mezzi o procedure a schermo del coronavirus rientra a tutti gli effetti nell’alveo del decreto legislativo 81 del 2008, che disciplina la materia, come sottolineato dal sindaco Anna Cisint, supportato dall’assessore alle Politiche sociali Michele Luise. Il protocollo è maturato sotto il cappello dell’Asugi, con il dg Antonio Poggiana e il responsabile del Servizio Luigi Finotto, e della Prefettura.

«L’obiettivo non è sanzionare – commenta il sindaco Anna Cisint – bensì supportare le aziende e soprattutto contenere le trasmissioni del virus». Nell’ambito di questo Protocollo di comportamento è prevista la pubblicazione su tutti i siti istituzionali di una check list di buone prassi e di obblighi a tutela della salute dei lavoratori, la disponibilità di un team di tecnici della prevenzione che risponderà e darà assistenza a un numero di telefono dedicato (0481487205/487624) e di un’altra squadra che sul campo «verificherà la reale attuazione delle misure necessarie e dell’utilizzo dei prescritti dispositivi di protezione individuale» anche rispondendo alle denunce (saranno disponibili delle mail) e «recandosi nelle aziende per svolgere attività». Secondo quanto riferito da Finotto, dall’inizio dell’emergenza coronavirus sono state quattro le segnalazioni pervenute, due promosse da sindacati, le rimanenti da singoli lavoratori.

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