Perseguitava l’ex studentessa, professoressa a giudizio per stalking

Il palazzo di giustizia di Treviso

Inizierà a settembre il processo a carico di un’insegnante triestina in servizio a Treviso. Secondo il pm per 7 anni ha reso la vita impossibile a un’adolescente

TRIESTE. Un’insegnante triestina di scuole medie in servizio in un istituto di Treviso è finita a giudizio per aver perseguitato un’ex studentessa per sette lunghi anni. Inizierà a settembre, il processo nei confronti di una professoressa di 58 anni, originaria appunto di Trieste ma da tempo trasferitasi nella città veneta, accusata di aver provocato nella giovane, ora ventunenne, con il suo comportamento, «un grave stato d’ansia, costringendola a cambiare le sue abitudini di vita».

Gli atteggiamenti persecutori, secondo l’accusa, erano iniziati nel gennaio del 2012, quando la ragazzina aveva quasi 13 anni ed era una sua alunna, in una scuola media del comprensorio. La prof, secondo la ragazzina, l’aveva presa di mira durante le lezioni per metterla in cattiva luce davanti ai compagni di classe. Tra l’altro la ragazzina era figlia di un’insegnante, collega della prof nello stesso istituto scolastico. «Non metterti in testa di essere una privilegiata per questo motivo», le continuava a ripetere.


Durante tutte le lezioni la ragazzina veniva bersagliata di commenti e battute pesanti dalla prof. Una situazione insopportabile per la 13enne che fu costretta a cambiare scuola per uscire dall’incubo in cui era piombata. Ma nemmeno questo era bastato. Perché la prof s’era trasformata in stalker tanto da seguirla, aspettarla fino all’esterno della sua nuova scuola o all’esterno della piscina. Atteggiamenti descritti così dal capo d’accusa: «osservandola insistentemente, pedinandola anche a bordo della propria autovettura, deridendola anche in presenza d’altri presentandosi più volte presso i luoghi frequentati dalla ragazzina», come ad esempio la piscina, il supermercato, il centro commerciale, la scuola e la palestra.

Nemmeno l’intervento dei genitori aveva indotto l’insegnante a desistere dal perseguitare la giovane, finché la famiglia non ha deciso di rivolgersi ad un legale, l’avvocato Stefano Pietrobon, per denunciare la professoressa. Per questo motivo, il sostituto procuratore della repubblica Barbara Sabattini ha prima messo sotto inchiesta l’insegnante e poi ha ottenuto il suo rinvio a giudizio.

La prima udienza nei confronti della prof si doveva tenere nei giorni scorsi, ma l’emergenza coronavirus e la conseguente sospensione delle udienze, ha costretto il giudice a rinviare il processo al prossimo settembre. Tra le persone chiamate a testimoniare ci sono anche cinque amiche della ragazza che avrebbero visto la professoressa nei luoghi frequentati dalla loro amica. La prof è stata anche sentita dai carabinieri ed avrebbe negato ogni accusa che la giovane le rivolge. Ma sarà l’aula a fare emergere la verità.


 

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