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Vendite “aggressive” o truffe: torna l’incubo del porta a porta

La Questura: almeno un paio di segnalazioni al giorno da cittadini preoccupati. I consumatori: «C’è chi usa metodi scorretti». L’Enel avvia verifiche specifiche

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Spesso a finire nel mirino di venditori troppo aggressivi o di truffatori sono le persone anziane (foto d'archivio) 

TRIESTE «Buongiorno, dobbiamo controllare le sue bollette per capire se ci sono dei parametri non corretti». Nonostante siano passati anni dalle prime denunce di pratiche non corrette nelle vendite “porta a porta” di contratti per le utenze, il fenomeno non sembra arginarsi e nelle ultime settimane sono state registrate numerose segnalazioni di persone preoccupate da possibili truffe. «Ci sono due ragazzi che dicono di essere dell’Enel – spiega J.V. sul gruppo Facebook “Te son de Trieste se…” – che chiedono di esibire le bollette». Poco sotto G.B. spiega che «al nostro diniego hanno iniziato a scampanellare e blaterale frasi sconnesse. Abbiamo dovuto chiamare i Carabinieri perché se ne andassero». Queste sono solamente due delle decine di segnalazioni di episodi simili, tutte accompagnate online da commenti che raccontano di gente preoccupata.

La procedura è abbastanza standard: si tratta spesso di ragazzi giovani che suonano il campanello e chiedono di vedere le bollette e in alcuni casi di poter controllare il contatore. «Anche se ha un altro fornitore, è Enel che porta l’elettricità», spiegano a chi chiede chiarimenti. Ormai sono tante le persone che conoscono questa pratica e li invitano ad andarsene. Ci sono però soggetti più sensibili che, travolti dal fiume di parole, firmano un modulo che alla fine si rivela un contratto.

Antonio Ferronato, alla guida dell’Adoc (Associazione nazionale per la difesa e l’orientamento del consumatore) di Trieste, conferma che «sono ancora tantissimi gli anziani che vengono da noi per chiedere aiuto. Si tratta di persone che si sentono distrutte, che sono state raggirate e spesso provano tanta vergogna. Noi abbiamo ormai dei moduli prestampati che inviamo via Pec alle società di servizi, le quali non protestano neanche. Le autorità continuano a non punire queste pratiche di vendita con il reato di truffa, perché formalmente si tratta di un atto tra privati ed è complesso dimostrare il modo con cui è stata ottenuta la firma. La soluzione continua a essere il diritto di recesso, resta però il fatto che questi venditori usano metodi aggressivi. Sono dei pirati e non si fanno scrupoli a mettere in difficoltà soprattutto gli anziani».

Dalla Questura di Trieste confermano che ci sono delle segnalazioni al 112, di solito un paio al giorno. Spesso sono però incomprensioni tra venditori e clienti. L’invito delle forze dell’ordine è a contattare sempre il numero di emergenza anche perché dietro a chi si presenta come venditore potrebbe nascondersi un truffatore. A finire nel mirino è soprattutto Enel, oggi società quotata in Borsa di cui però resta lo Stato italiano il principale azionista con il 23% delle quote. Un colosso da 74,6 miliardi di fatturato fondato nel 1962 e al centro di una riorganizzazione nel 2001, quando il decreto Bersani ha liberalizzato il mercato dell’energia e ha costretto le multiutility pubbliche a scorporare alcuni reparti tra cui quello della vendita di contratti. A Trieste è successo qualcosa di analogo con Acegas, società una volta controllata solo dal Comune di Trieste e oggi nel gruppo Hera. Per il mercato libero esiste la controllata EstEnergy, ma sono decisamente poche le segnalazioni che riguardano i suoi operatori: questo perché «hanno comunque la parte più importante del mercato – spiega Ferronato – e quindi non hanno grossa necessità di vendere contratti in modo aggressivo».

A gestire la partita per Enel sono società che lavorano in appalto e la compagnia garantisce il massimo interessamento per verificare ogni situazione. «Per qualunque dubbio – precisa Enel – il cliente può contattare il numero verde 800.900.860 per verificare anche l’identità del venditore. Registriamo sempre più casi di persone che si presentano ai clienti “spendendo” il nome di Enel, pur senza averne titolo». La controllata statale precisa che il personale, che si tratti di dipendenti o di personale esterno incaricato, deve essere munito di tesserino plastificato con logo aziendale, foto e dati di riconoscimento. Quando si contatta il call center si può verificare anche se la società che lavora in appalto è autorizzata. Enel precisa che nessuno è autorizzato a riscuotere o restituire somme di denaro a domicilio e invita a rivolgersi alle autorità in caso di dubbi. La società conferma anche di aver introdotto una serie di verifiche specifiche sulla vendita, tra cui la telefonata di controllo, per accertare che tutto sia stato fatto in modo regolare e trasparente, senza cercare di raggirare il nuovo cliente. —


 

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